Milei, l’ISTAT argentino e la difficoltà di quantificare la realtà

Imbattendomi nelle ultime notizie elettorali sull’Argentina non ho potuto non notare una preoccupante discrepanza tra realtà e dati.
Reduce da una pesante sconfitta elettorale a Buenos Aires, il governo Milei inizia a sentire la pressione dell’opinione pubblica e degli investitori esteri. I primi protestano da mesi nelle piazze della capitale argentina, i secondi hanno iniziato a vendere assets in blocco, rendendo l’indice S&P Merval il peggiore performer del mese e alimentando la già alta volatilità del peso. A riprova di ciò, JP Morgan ha alzato la possibilità di un default sul debito a 1000 punti base, invertendo significativamente il trend dell’indice negli ultimi due anni.
Ma effettivamente, come sta procedendo la shock therapy argentina?
Al potere da quasi due anni, il governo ultralibertario ha attuato politiche economiche tra le più radicali degli ultimi decenni. Tagli alla spesa pubblica del 28%, privatizzazione “di tutto ciò che può essere privatizzato” e riduzione all’osso della burocrazia hanno iniziato a produrre effetti eterogenei per qualità e quantità.
L’inflazione, eterno tallone d’Achille del Paese, è effettivamente diminuita e appresta a stabilizzarsi. Ereditata dal governo precedente al 250% su base annua, si trova ora al 33% con il tasso mensile intorno al 2%. Il PIL, dopo una iniziale frenata derivante dai tagli alla spesa governativa, ha assecondato le stime in rialzo degli analisti fino a qualche mese fa, quando ha iniziato a rendere meno del previsto. La stagnazione è causata dalla bassa crescita dell’export, in cui solo il settore minerario ha registrato un significativo aumento, e al fallimento di iniziative volte ad attirare capitale estero, come il programma RIGI.
L’andamento del peso, ovvero la moneta argentina, rimane un enorme problema. Insediatosi alla Casa Rosata, Milei ne ha dimezzato ripetutamente il valore sperando di attrarre investimenti e rallentare il fenomeno di svalutazione ereditato dai governi precedenti. Basti pensare che ancora oggi in Argentina esistono due tassi di cambio col dollaro: quello ufficiale, sovrastimato a detta di molti, ed il cosiddetto peso blu, più fedele alla realtà. Il lodevole tentativo ha avuto dei riscontri positivi parziali, ma la recente sconfitta elettorale ha fatto schizzare il rapporto ai livelli pre-Milei, intorno a 1470:1.
Negli ultimi giorni si è persino tentato di frenare il fenomeno acquistando la valuta locale con le riserve in dollari del Banco Central, riducendo la quantità di pesos in circolazione e aumentandone il valore.
Da un quadro del genere si possono trarre diverse conclusioni. Se dovessimo rimanere cauti diremmo che il miracolo economico è lontano dal manifestarsi. Ugualmente, le previsioni catastrofiste non si sono avverate e temi come l’inflazione sono stati trattati finora in modo efficace.
Ma il vero problema, perlomeno dalla prospettiva di un outsider, risiede nell’attendibilità di questi dati macroeconomici, soprattutto in relazione alle effettive condizioni di vita degli argentini. Qui si crea la scissione tra dati e realtà da me precedentemente accennata.
Incontrando il dato sul tasso di povertà nel paese, e la sua diminuzione dal 54% di fine 2023 all’attuale 38%, non ho potuto che chiedermi come venisse calcolato l’indice e da cosa fosse composto. Ad oggi, il sito dell’INDEC (l’ISTAT argentino) afferma che il suddetto tasso rifletta il numero di persone con un reddito familiare inferiore al CBT, ovvero il paniere di base totale. A sua volta, il CBT è stato aggiornato per l’ultima volta nel 2016 e la composizione in percentuale è la seguente:

Appare subito evidente quanto peso venga affidato ai beni di prima necessità (alimenti, tabacco, abbigliamento ecc.) e quanto poco valore sia riservato a salute, trasporti e educazione. Ecco svelato l’arcano: non sono le proteste di Buenos Aires ad essere finte, ma i tassi ad essere poco rappresentativi. La composizione di dieci anni fa non teneva conto, giusto per fare un esempio, del costo della sanità. A seguito delle privatizzazioni e tagli del governo attuale molte famiglie argentine hanno iniziato a rivolgersi alle prepagas, assicurazioni sanitarie argentine il cui costo grava sul 35-40% dello stipendio medio. La supposta diminuzione della povertà è quindi dovuta principalmente all’abbattimento dei costi di generi alimentari ed altri tipi di beni negli ultimi due anni, il cui peso nella composizione dell’indice oscura gli aumenti nei servizi, percentualmente irrilevanti.

Nulla di irrisolvibile insomma: per avere un’immagine maggiormente precisa basterebbe aggiornare il paniere dell’indice. Se non fosse che l’istituto in questione, l’INDEC, ha più e più volte falsificato per fini politici i dati su povertà, Consumer Price Index ed inflazione. Sulla base di queste accuse è stato recentemente condannato a tre anni di reclusione un vecchio responsabile dell’ente, mentre l’attuale direttore è sospettato di aver tenuto una condotta simile con i dati del 2024. Il sospetto di opacità sale se consideriamo anche l’ultimo scandalo in casa Milei: la sorella del Presidente avrebbe preso 500 mila dollari in commissioni da aziende farmaceutiche coinvolte in appalti pubblici per la fornitura di farmaci. Gli incentivi a manipolare o lasciare invariati gli indici sono più che evidenti.
Dulcis in fundo, una settimana fa il Presidente argentino ha dichiarato di voler aumentare la spesa sociale, oltre a cercare di convincere gli Stati Uniti di aiutarli a scongiurare un ulteriore tracollo della valuta. In attesa dei risultati della genuflexio di martedì, data in cui i leader dei rispettivi paesi si sono incontrati a New York, il segretario del tesoro americano Bessent ha già twittato di essere “Disposto a tutto per aiutare Javier”.
Le elezioni di ottobre esprimeranno il giudizio del popolo sudamericano su tutto ciò. Poco ma sicuro.
Molti think tanks affiliati al chainsaw man argentino hanno iniziato a gridare al socialismo, kirchnerismo e quant’altro verso coloro che semplicemente osano porre domande. A queste accuse rispondo con una frase a loro tanto cara: ai fatti non interessano i vostri sentimenti.
Fonti:
https://batimes.com.ar/news/economy/one-year-in-mileis-rigi-investor-incentive-scheme-fails-to-take-off.phtml
https://it.tradingeconomics.com/argentina/currency
https://elpais.com/economia/2025-09-18/milei-del-cielo-al-infierno-inversor-la-bolsa-argentina-ya-es-la-peor-del-mundo-este-2025.html
https://www.ft.com/content/270d9987-9b42-4ccf-83e8-cb6fe57faab7
https://it.tradingeconomics.com/argentina/consumer-price-index-cpi
https://it.tradingeconomics.com/argentina/food-inflation
https://www.oecd.org/en/publications/2024/12/latin-american-economic-outlook-2024_60523697/full-report/argentina_1471cf24.html
https://www.imf.org/en/Countries/ARG
https://www.imf.org/en/News/Articles/2025/04/12/pr25101-argentina-imf-executive-board-approves-48-month-usd20-billion-extended-arrangement
https://apnews.com/article/argentina-economy-poverty-milei-austerity-inflation-061bbba174706475a255c6b871953009
https://www.reuters.com/world/americas/mileis-argentina-economic-miracle-not-everyones-winner-2025-05-05
https://www.theguardian.com/world/2025/jan/06/argentina-milei-healthcare-budget-chainsaw-cuts
https://www.eldiarionuevodia.com.ar/nacionales/prepagas-con-los-ultimos-aumentos-ya-se-pagan-a-valores-incluso-mas-altos-que-en-algunas-ciudades-de-europa
https://www.indec.gob.ar/ftp/cuadros/sociedad/preguntas_frecuentes_cba_cbt.pdf
https://www.indec.gob.ar/indec/web/Nivel4-Tema-4-43-149
https://www.batimes.com.ar/news/economy/uca-observatory-says-poverty-rate-reached-416-last-year.phtml
https://elciudadanoweb.com/polemica-y-realidad-denuncian-que-el-indec-oculto-cambios-metodologicos-para-subestimar-la-pobreza
https://www.ft.com/content/d22c4708-f05a-47ac-b028-b13d7cba68c9
https://www.theguardian.com/world/2025/aug/27/javier-milei-sister-argentina-alleged-kickbacks
https://www.huffingtonpost.it/economia/2025/09/22/news/il_peso_sulle_spalle_di_milei-20095141

