15 dicembre 2017 - 3:20
Home / Editoriali / Viandanti senza tempo
viandante-sul-mare-di-nebbia

Viandanti senza tempo

È il 1818 quando Caspar David Friedrich dipinge “Il viandante sul mare di nebbia”, icona del Romanticismo. Un viandante, in piedi su un precipizio roccioso, contempla il panorama sconfinato avvolto dalla nebbia. Questo dipinto ha saputo cogliere l’essenza di un movimento e, se vogliamo, di un’intera epoca. L’uomo romantico, in contemplazione della natura, si interroga su sé stesso e sul mondo, percependo la sua inadeguatezza di fronte all’immensità del creato. L’infinito suscita in lui un sentimento, il sublime, un misto di sgomento e piacere. Di fronte alla natura l’uomo si sente piccolo, ma, allo stesso tempo, sente di appartenere a qualcosa di più grande.   

Oggi, quel viandante siamo noi. Noi, che ci affacciamo sulla nostra epoca con un misto di timore ed euforia. Noi, spaesati di fronte ad un mondo dinamico, digitale, in continuo e incessante aggiornamento. Noi, in balia delle nuove tecnologie, come bambini alle prese con un giocattolo nuovo, eccitati all’idea di possedere oggetti ultimo modello e spesso sprovveduti nell’uso che ne facciamo. Noi, viaggiatori digitali, spesso privi di rotte e punti di riferimento, navighiamo in questo mare magnum che è la Rete. Noi, così umanamente imperfetti di fronte ad una tecnologia che non ammette errori.  

Noi, viaggiatori di oggi, cittadini del mondo. Oggi viaggiare è decisamente più accessibile: bastano poche ore per attraversare intere nazioni ed oceani a prezzi incredibilmente contenuti. E’ cambiata la nostra idea di spazio, di viaggio, di distanza. Oggi viaggiare è possibile. Siamo in un mondo interconnesso, un villaggio globale in cui il concetto di confine si fa sempre più fluido … o addirittura “liquido”, come avrebbe detto Zygmunt Bauman. 

Esistono tanti tipi di viaggio. A volte viaggiare non è una scelta, a volte si è costretti a partire perché non ci sono alternative. Eppure tutti i tipi di viaggio, seppur diversi, hanno in comune un ingrediente: la scoperta. Primo ed essenziale elemento del viaggio: svelare l’ignoto. Conoscere. Un tema, quello dello spingersi oltre i confini della conoscenza, presente da sempre nella storia occidentale. Nell’antichità il confine tra il mondo conosciuto e quello sconosciuto era rappresentato dalle Colonne d’Ercole, due promontori rocciosi situati nei pressi dello stretto di Gibilterra, punto di incontro tra il Mar Mediterraneo e l’oceano Atlantico. Ed è proprio ciò che c’è oltre a quelle Colonne a tenerci vivi, a spingerci a viaggiare.  

Oggi viaggiare è più facile. Eppure non è così facile cogliere il profondo significato del termine viaggio. Perché per viaggiare non basta spostarsi.  

Il viaggio è movimento sì, ma non necessariamente da un posto ad un altro. Forse viaggiare non è stare in movimento, ma essere in movimento. Essere un viaggiatore significa non fermarsi. Un viaggiatore è sempre alla ricerca, è sempre in cammino.   

Il viaggio è coinvolgimento. Il viaggio deve travolgerti, devi essere immerso in quello che fai, in quello che vedi. Devi entrare in un mondo altro, dimenticarti del tuo, staccare tutte le connessioni. E questa è la parte più difficile, ma essenziale. 

Il viaggio è adattamento. Per viaggiare, viaggiare davvero, bisogna essere disposti. Bisogna partire leggeri, portandosi dietro solo una mente libera e aperta, e la curiosità per ciò che è diverso. Altrimenti, si rischia di viaggiare pesanti, continuando a trascinarsi dietro le proprie abitudini, pregiudizi e convinzioni. E così, si può anche girare il mondo, ma in fondo, si rimane a casa.  

Il viaggio è apprendimento. Tornando da un viaggio ci si sente pieni, arricchiti, colmi di tutte le esperienze vissute. E la sensazione di pienezza è tale da sembrare reale: è come se la tua persona fosse davvero cresciuta per contenere tutto ciò che di nuovo hai imparato.  

Il viaggio è tutto questo e molto altro, per ciascuno di noi. Il viaggio è qualcosa di originario, un concetto antico e universale cha attraversa il tempo e lo spazio, che unisce ogni uomo e ogni epoca. Siamo spiriti erranti, come il più grande viaggiatore di tutti i tempi, Ulisse. Alla ricerca di Itaca ma, in fondo, alla ricerca del viaggio. In bilico tra il desiderio di raggiungere la meta e l’opportunità di vivere il percorso.  

E allora forse Friedrich, dipingendo quel viandante, aveva colto qualcosa che va oltre la sua epoca, oltre il Romanticismo. Qualcosa che fa parte dell’uomo fin dalle origini.  

E con questo numero, anche il nostro giornale inizia un nuovo viaggio, con nuove persone a bordo e nuovi progetti da realizzare.  

In conclusione, mi resta un solo augurio da fare. A chi sta per iniziare un percorso in questa prestigiosa università. A chi non si ferma mai ed è sempre alla ricerca. A tutti i globetrotters. 

A tutti noi, buon viaggio. 

 

A cura di Marianna Marzano 

 

“Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, si allontanano come palloncini,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perché, dicono sempre: Andiamo!” 

Charles Baudelaire 

 

Marianna Marzano

Marianna Marzano
"Sii il cambiamento che vuoi nel mondo."

Leggi altro

unnamed

L’informazione nel tempo dei muri: la missione del giornalista  

È piaciuto un po’ a tutti immaginare un mondo in cui ciascuno, tramite la connessione ...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>