8 Dicembre 2019 - 6:56
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Dipendenza da social (foto da "The Indipendent")

Una nuova ricerca rivela: «I social media creano dipendenza anche quando sono la causa del nostro stress».

È ormai risaputo che i social media provochino dipendenza e che molti studiosi sconsiglino l’abuso di queste piattaforme. L’ultima ricerca svolta quest’anno dalla Lancaster University fa però emergere delle novità interessanti e allo stesso tempo inaspettate riguardo l’utilizzo dei social network. Secondo uno studio condotto su 444 utenti di Facebook, gli aspetti stressanti di queste piattaforme e il loro uso sempre più frequente potrebbero avere dei legami molto stretti: in particolare, sarebbe l’inquietudine provocata dalla permanenza sui social a inchiodare per ore gli utenti sui loro profili, causando ulteriore disagio e frustrazione.

Tra le fonti di stress da social network elencate nei risultati dello studio, ci sono soprattutto la sensazione che questi siti stiano invadendo la nostra privacy e l’esigenza di dover rispondere continuamente ad aspettative della comunità, come quella di pubblicare nuovi contenuti testuali o visivi. Mentre, però, alcuni utenti decidono di sospendere l’uso dei social quando avvertono di essere stressati, altri tentano di recuperare serenità visitando un’altra sezione della stessa piattaforma che gli arreca tensione.
«Anche se può sembrare controintuitivo – affermano gli studiosi della Lancaster University – numerosi utenti continuano spesso a usare i social network che gli causano tensione, anziché metterli per un po’ da parte. In questo modo si determina un effetto paradossale e circolare: il confine tra lo stress generato dalla piattaforma e il suo utilizzo compulsivo si riduce moltissimo, rendendo stress e dipendenza contemporaneamente cause ed effetto l’uno dell’altra».

Di fatto, la ricerca evidenzia che soprattutto Facebook e Instagram offrono una gamma così ampia di funzionalità da agire sia come fattori di stress sia come distrazione da tale stress. «Gli utenti accedono a varie aree della piattaforma che vedono come separate e che usano in modi differenti – continuano i ricercatori della Lancaster University – Facebook, ad esempio, permette di intraprendere attività diverse fra loro all’interno dello stesso social network. Si possono leggere i post degli amici o delle pagine che più ci piacciono, pubblicare immagini e video, chattare oppure giocare».

Il problema è che non ci si accorge che ci si sta curando con la stessa medicina che ci ha fatto ammalare e che, invece di migliorare la nostra situazione, non facciamo altro che peggiorarla. Dobbiamo essere, quindi, consapevoli che le soluzioni vanno ricercate altrove, magari riscoprendo la bellezza di una lunga passeggiata, di un’attività sportiva o di una chiacchierata tra amici. Solo così saremo veramente liberi dalla schiavitù dei social, che spesso sanno essere peggiori delle catene.

“Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso”, recita un antico proverbio, che, mai come in questo caso, appare tanto appropriato.

A cura di Matteo Di Mario

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