18 luglio 2018 - 23:04
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The Million Movement

Si parla di povertà estrema quando una persona, una comunità o tutti gli abitanti di un’intera regione sono costretti a vivere con meno di 1,90 dollari al giorno. Nel mondo, quasi il tredici per cento della popolazione totale vive con meno di tale somma, circa 902 milioni di persone.  Cosa fare quando questi e altri dati terrificanti raggiungono le nostre orecchie? Sicuramente non starcene con le mani in mano. Questo è quello che ha fatto Antonio Malatesta che a soli vent’anni, dopo aver conseguito un bachelor in International Business Administration alla Rotterdam School of Management, ha deciso di fondare l’associazione di volontariato “The Million” per aiutare queste persone in gravi difficoltà. 

 

Come mai il nome “The Million“? 

Mi sono ispirato a Marco Polo, che viaggiò molto e trascrisse le sue avventure sul libro intitolato il Milione, nonostante la pagina di Wikipedia relativa non desse una traduzione letterale. 

Come spiegheresti ad un bambino il tuo progetto? 

Visito ogni mese posti diversi, cercando di promuovere le bellezze locali attraverso dei video che produco e aiuto la comunità locale con i ricavati che ottengo attraverso sponsor, donazioni o altri mezzi. Fino ad oggi ho visitato la mia regione d’origine, la Basilicata; Gili Trawangan, una piccolissima isola in Indonesia; lo Sri Lanka; la Malesia; Singapore e la Thailandia. 

Tra tutte le esperienze che hai vissuto in questi bellissimi posti, qual è stata la più toccante?  

Sicuramente in Malesia, dove collaborato con un centro locale, SEMOA, in un piccolo villaggio a due ore dalla capitale Kuala Lumpur. Questo centro si prende cura dei bambini appartenenti alle tribù native, offre cibo, un posto dove dormire e gli permette di frequentare la scuola, talvolta anche l’università; è in grado di dare un futuro migliore a delle persone che altrimenti sarebbero dimenticate da tutto e tutti. E’ stato molto toccante vivere nel centro a stretto contatto con i ragazzi e soprattutto doverli lasciare non è stato assolutamente facile perché ormai mi consideravano uno di loro e volevano che rimanessi ancora lì. 

Tu cosa hai fatto in questo centro? 

Teoricamente insegnavo l’inglese ai ragazzi, ma nella pratica giocavo con loro, imparavano anche qualcosina in italiano e facevo usare loro le mie videocamere. Infatti il mio scopo era realizzare un video sul centro da condividere sui social per attrarre volontari e soprattutto investitori che potessero rendere il centro SEMOA in grado di prendersi cura dei bambini anche nei prossimi decenni. 

Che tipo di attrezzature usi? E come le hai “reperite“(es. fondi o soldi tuoi)? 

In questi viaggi ho esclusivamente usato una GoPro Hero 5 con stabilizzatore Karma Grip; qualche volta ho anche utilizzato un drone, un Phantom 4 pro, tutto abbastanza professionale. Prima di fondare l’associazione, quando ero ancora all’università, mettevo mensilmente qualcosa da parte perché, anche se non ero sicuro sul da farsi, sapevo che qualche soldo sarebbe servito in caso di un investimento post lauream. In più ho deciso di laurearmi in 2 anni anzichè nei regolari tre, in modo da risparmiare le tasse universitarie, l’affitto e tutti gli altri costi che un anno da fuorisede comporta. Ho dovuto studiare il doppio dei miei compagni e superare anche gli esami del terzo anno insieme a quelli del secondo, in più fare la tesi; alla fine sono riuscito a laurearmi anche con lode! E’ stato molto utile per me avere un anno libero, mi ha permesso di capire meglio me stesso e la realtà che mi circonda, senza fretta e senza dover pensare a esami o altro. I miei genitori mi hanno sostenuto economicamente come se dovessi ancora frequentare un anno di università ma ho utilizzato i soldi per viaggiare e comprare l’attrezzatura. In realtà ho speso molto meno di quanto avrei speso studiando perchè ovunque andassi facevo il volontario, riuscendo ad avere vitto e alloggio gratis quindi l’unica vera spesa per me erano i trasporti.  

Sei solo tu a far parte di questa associazione o ci sono delle altre persone nel team? 

Alessandro Montefusco è il vice presidente, lui si occupa dei progetti per aiutare la comunità lucana, come la lotteria di beneficenza per aiutare le famiglie meno fortunate di Potenza, fatta in occasione del Natale. Inoltre, viaggiando molto, in ogni luogo che visito trovo sempre tanti amici che mi aiutano, sia come fotografi che come modelli.
Per il montaggio dei video e l’editing delle foto me ne occupo più io; il lavoro è tantissimo e fare tutto da solo richiede molto tempo 

Siete disposti a far entrare altra gente nell’associazione? 

Certo! Ovviamente ora non abbiamo le disponibilità economiche per assumere dipendenti ma dei volontari sono sempre ben accetti. L’obiettivo a lungo termine dell’associazione è sicuramente quello di crescere e poter anche avere un giorno la possibilità di assumere personale per poter avere un impatto ancora più grande, duraturo e sostenibile sulle comunità che visitiamo. Se qualcuno volesse unirsi a noi, può mandarci un messaggio tramite la pagina Facebook The Million Movement per qualsiasi domanda o proposta. Per le donazioni, invece, utilizziamo un link PayPal, dove è possibile effettuare donazioni con un click; è possibile reperirlo sempre sulla nostra pagina Facebook. 

Cosa vorresti dire per concludere? 

Vorrei semplicemente fare un invito a tutti lettori a seguire i propri sogni, anche se sembrano irrealizzabili, e seguire il proprio istinto. La paura è solo un’illusione che oscurerà sempre il meglio di noi: il mondo non è il luogo pericoloso e oscuro che spesso i telegiornali descrivono. 

 

A cura di Gabriella Paternò 

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