22 Ottobre 2020 - 22:24
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SPECIALE-REFERENDUM: Analisi legale

Per il referendum sul taglio dei parlamentari Globetrotter pubblicherà una serie di articoli: l’obiettivo è esporre le ragioni del si e del no, coinvolgendo i membri della nostra redazione. Attraverso il nostro giornale, interamente gestito da studenti e diretto da Paola Nardella, vogliamo sviluppare e alimentare un dibattito, su questo tema così delicato, all’insegna del pluralismo ideologico, che da sempre caratterizza le nostre pubblicazioni, e della libertà individuale di ogni singolo redattore di esprimersi su tematiche cruciali per la vita sociale e politica del Paese. È ora disponibile sul sito l’articolo firmato dalla nostra direttrice, Paola Nardella, in cui il referendum e la riforma vengono analizzati da un punto di vista squisitamente tecnico.

L’Analisi tecnica, di Paola Nardella

Ciò a cui siamo chiamati a votare il 20 Settembre è l’ultimo step dell’iter più gravoso che la nostra Costituzione conosce. Si tratta di un meccanismo di tutela che interpella una consultazione popolare per respingere o confermare le modifiche alla carta costituzionale che sono state approvate in Parlamento.

Questo referendum è di tipo confermativo, ciò vuol dire che i cittadini vengono chiamati a “superare” la maggioranza che in seconda deliberazione non ha raggiunto la maggioranza di due terzi (qualificata) necessaria quando si propone la modifica di articoli della Costituzione. La legge costituzionale si chiama “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”. E’ il quarto referendum di questo tipo nella storia della nostra Repubblica.

La scheda

Prima di procedere è importante precisare che questo meccanismo non richiede un quorum, perciò il referendum sarà valido a prescindere dalla percentuale degli aventi diritto che si presenterà alle urne il giorno della votazione.

Procediamo con un’altra premessa fondamentale.

Il sistema politico italiano è basato sul meccanismo del cd. bicameralismo perfetto, ciò significa che la funziona legislativa viene ripartita equamente tra i due rami rappresentativi in modo equo e paritario. Quello che cambierebbe con il si è il numero dei parlamentari che scenderebbe da 945 a 600. Rispettivamente i deputati della Camera passeranno da 630 a 400 e quelli del Senato da 315 a 200.

Tale cambiamento richiederebbe una successiva ridistribuzione dei partecipanti a palazzo Madama con particolare riferimento ai delegati regionali, il cui numero dovrebbe essere corretto per assicurare una equa rappresentanza a tutti i territori che inevitabilmente a seguito della riforma avrebbero meno posti assicurati e di conseguenza meno voce in capitolo in Parlamento.

Ecco come cambierebbero i numeri dei delegati per alcune regioni: al Molise spetteranno due delegati, Umbria e Basilicata tre e Abruzzo quattro.

Tale cambiamento travolgerebbe anche altri iter, tra i quali la riduzione dei membri delle commissioni competenti in materia di regolamenti parlamentari e anche le percentuali di maggioranza richiesti nei procedimenti decisionali che dovrebbero essere più “snelli” e quindi riuscire a agire con maggiore velocità rispetto a quello che avviene attualmente.

Analizzando l’aspetto legale di questi propositi si può notare come quello che preoccupa in primo luogo è il rischio di creare nel paese un deficit di rappresentanza, in particolare per i piccoli partiti. Secondo le statistiche a seguito di tale cambiamento l’Italia diventerebbe, a livello europeo, il paese con la minore corrispondenza tra numero di cittadini e seggi parlamentari.

In secondo luogo quello che diminuirebbe sarebbe anche il numero di voti necessari, le cd. “soglie” che vengono richieste nel nostro ordinamento in vari procedimenti, tra i più rilevanti abbiamo le riforme costituzionali, i voti di fiducia, l’approvazione dei disegni di legge e anche le autorizzazioni a procedere.

In terzo luogo infine, l’ultimo punto di un’analisi legale non può non soffermarsi sulla maggiore difficoltà che i piccoli partiti avrebbero sia di entrare nel parlamento e di partecipare ai meccanismi decisionali.

Articolo a cura di Paola Nardella

Redazione

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