10 dicembre 2018 - 22:57
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Sognare al chiostro del Bramante: La mostra Dream

Dopo le mostre Love (2016) ed Enjoy (2017) al chiostro del Bramante è approdata il 29 settembre Dream, terzo e ultimo capitolo della trilogia di mostre d’arte contemporanea a cura di Danilo Eccher.

Visto l’incredibile successo delle due mostre precedenti, le aspettative per quest’ultima sono altissime, saranno state soddisfatte?

La mostra ha come obiettivo la descrizione del sogno, non dal mero punto di vista onirico, ma come un viaggio nell’inconscio di ciascuno di noi, che compiamo alla scoperta dei lati più oscuri del nostro essere.

Laddove Love trattava l’amore in tutte le sue forme ed Enjoy era la celebrazione del divertimento in tutti i suoi aspetti, Dream declina l’idea di sogno in maniere tra loro differenti. Le diverse interpretazioni spaziano da quelle più materiali (un letto si staglia in una delle sale) ad alcune più astratte e spirituali, nel caso, ad esempio, della rappresentazione del sogno come esplosione di luce.

Aggirandosi nelle sale del Chiostro Del Bramante si leggono, accanto alle rispettive opere, nomi di artisti molto noti come Luigi Ontani, Ettore Spalletti, Mario Merz, Peter Kogler, Tatsuo Miyajima, Alexandra Kehayoglou, Claudio Costa, Bill Viola, e molti altri.

Per lasciare che il fruitore si immerga totalmente nell’atmosfera, e coinvolgere non solo la vista ma anche l’udito, attraverso gli auricolari è possibile ascoltare 14 racconti

inediti facenti parte del progetto “Le voci del sogno”,  composti per l’occasione dallo scrittore e sceneggiatore Ivan Cotroneo.

Danno voce ai 14 monologhi altrettanti attori, tra I quali Giulia Bevilacqua, Marco Bocci e Alessandro Preziosi.

Sono proprio di Alessandro Preziosi le parole più toccanti dell’intero percorso, che accompagnano e completano l’opera dell’argentina Alexandra Kehayoglou intitolata “What if all is”, trasformando le scale del Chiostro in un paesaggio ispirato alla Patagonia.

Forse l’opera più rilevante della mostra è quella ad opera di Tsuyoshi Tane, architetto giapponese che in collaborazione con la nota marca di orologi CITIZEN ha dato vita nel 2014 all’installazione “LIGHT is TIME”.

    

Il suo lavoro al chiostro è composto da 65.000 piastre di orologio appese con dei fili al soffitto, che sembrano fluttuare. La stanza buia, illuminata soltanto dalle scintillanti componenti degli orologi che creano un gioco di luci simile ad una pioggia d’oro, è una visione a dir poco suggestiva.

Altra nota molto interessante su questo progetto è il rapporto che si è creato negli anni tra le mostre della trilogia ed il pubblico, che risulta essere composto principalmente da giovanissimi, tra i 15 e i 25 anni.

Questo successo è dovuto probabilmente sia alla presenza di un’arte “diversa”, più fresca e interattiva, sia alla grande attenzione che è stata prestata all’aspetto comunicativo, attraverso il web e i social network.

Per comprendere quanto questa trilogia di mostre sia diventata virale, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo e tornare al 2016. In quel periodo la celebre installazione “All the Eternal Love I Have for the Pumpkins” di Yayoi  Kusama era la regina indiscussa della mostra Love, nonché una delle opere più “instagrammate” di sempre.

Danilo Eccher descrive Dream come “la rappresentazione dell’idea di sogno, una dimensione altra che trascende la fisicità della percezione per accedere nei territori dell’emozione, dell’incanto, della poesia”

E tu, sei curioso di sapere se è davvero così? Non ti resta che vedere con i tuoi occhi.

 

 

A cura di Ludovica Di Clemente

 

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