19 novembre 2018 - 4:23
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Ritrovata città sommersa… Atlantide?

Ritrovata Heracleion, città sommersa da oltre 1200 anni. Più grande di Parigi, più antica di Roma e di Alessandria, Heracleion (in greco) o Thonis (in egiziano) era la Venezia dell’antichità: costruita su una fitta rete di canali lungo i quali si svolgevano le processioni per il dio dell’Oltretomba Osiride. Porto di fondamentale importanza, era una tappa obbligata per accedere al Regno d’Egitto e uno snodo per i commerci marittimi internazionali. Ne parlò persino Erodoto, celebre storico greco del V secolo a.C. e si narra che Paride ed Elena, in fuga da Menelao, vi si fermarono prima di fare rientro a Troia, dunque prima della leggendaria guerra. 

Scomparsa probabilmente a causa di un maremoto o un terremoto o forse addirittura a causa dell’eccessivo peso dei suoi edifici argillosi, è stata conservata perfettamente dalle acque del Mediterraneo per oltre un millennio finché un archeologo marocchino, Franck Goddio, settantenne di origini italiane e francesi, non l’ha ritrovata, nella baia di Abukir, a sei chilometri dall’attuale costa egiziana. Ancora perfettamente intatta, si estende per oltre quindici chilometri di lunghezza e undici di larghezza. 

Le ricerche sono iniziate nel 1992, quando Goddio e il suo team di esperti hanno cominciato a perlustrare quella che, grazie alle testimonianze di Erodoto e del geografo Strabone, ritenevano potesse essere l’area della città sommersa. Il ritrovamento è stato reso possibile da sonar e soprattutto dalla risonanza magnetica nucleare. 

Il Professore Barry Cuncliffe, archeologo dell’Università di Oxford, sostiene che si tratti “di una scoperta archeologica travolgente”, non solo per il ritrovamento della città in sé, ma anche per l’ottimo stato dei vari reperti. Egli afferma, infatti, che: “i reperti distesi sul fondo del mare, ricoperti e protetti dalla sabbia, si sono stupendamente conservati per secoli”. 

I primi ritrovamenti sono stati fatti nel 2000. Ad oggi, mediante gru, aerostati e sistemi di montacarichi, sono state portate in superficie statue di più di 5 tonnellate, 64 relitti di navi antiche, più di 700 ancoraggi e altro… persino una boccetta di profumo ateniese decorata con una pantera. Gran parte di tutto ciò è custodito nel Museo Nazionale di Alessandria. 

Per quanto riguarda invece gli altri innumerevoli reperti individuati sotto la sabbia, essi resteranno sui fondali come previsto dalle regole dell’Unesco. Pertanto, negli anni a venire i sub si limiteranno a fotografarli, catalogarli e, nel caso di iscrizioni, a imprimerle su stampi di silicone che potranno essere studiate in seguito. 

Per visitare tali meraviglie si può consultare facilmente la mappa interattiva creata dall’European Institute for Archeology.

Negli abissi restano manufatti religiosi, monete d’oro, anfore, templi, gioielli, piatti, stele giganti con gereoglifici e scritte in greco. E molto altro ancora. 

Afferma Goddio: “Siamo solo all’inizio della nostra ricerca. Probabilmente dovremo continuare a lavorare per i prossimi duecento anni perché Thonis/Heracleion possa essere pienamente scoperta e compresa”. E ancora: “Hai presente Pompei? Pompei è una città piccolissima. Hanno iniziato a scavarla nel diciottesimo secolo e non è ancora stata completamente scavata. Thonis copre un’area che è tre volte tanto quella di Pompei […] e ogni anno, più scaviamo, più la città si espande”.

Duecento anni? Be’, allora né Goddio né tantomeno noi avremo la fortuna di “comprendere” appieno – per usare il termine di Goddio stesso – la magnificenza di questa scoperta. Scoperta che, come ha detto Piero Angela in un’intervista de ilfattoquotidiano.it, potrebbe dare nuova benzina al dibattito su Atlantide, il celebre continente sommerso di cui scrisse Platone e su cui tutt’oggi si fantastica tanto. 

Che Heracleion sia Atlantide? È improbabile, siamo sinceri. Lo stesso Piero Angela afferma che ci sono molte ipotesi circa la natura leggendaria di Thonis e che quella che essa sia Atlantide è ben poco plausibile. Ma è importante sottolineare che la scoperta di cui si parla oggi è della stessa portata di un eventuale ritrovamento di Atlantide. E Goddio, dunque, non è tanto diverso dal Milo del famoso film Disney che ha fatto sognare una generazione intera.

Una cosa è certa: il nostro mondo non smette mai di sorprenderci. E per il 2018 ho soltanto un desiderio… che di scoperte così se ne facciano altre. Perché le ricchezze che ne scaturiscono sono le più preziose. 

A cura di Virginia della Torre

 

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