15 dicembre 2017 - 3:21
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“Non pretendo di essere uno scrittore di racconti”

In bilico tra due mondi: così si può definire Kazuo Ishiguro, insignito del Premio Nobel alla letteratura 2017. Nato in Giappone nel 1954, è cresciuto però in Inghilterra dove i suoi genitori hanno comunque continuato a trasmettergli i valori e le tradizioni della sua cultura d’origine. Eppure lo scrittore ci tiene a sottolineare che ha poca familiarità con il Paese del Sol Levante. La maggior parte dei suoi lavori, infatti, è ambientata tra campagne inglesi e contesti fantastici.

“Con i suoi romanzi dalla grande forza emozionale, ha scoperto l’abuso dietro il nostro illusorio senso di connessione con il mondo”, questa la motivazione dell’Accademia per il riconoscimento allo scrittore. Ishiguro, con la sua scrittura pulita ed equilibrata lascia ai suoi personaggi una libertà non scontata, permettendo loro di rivelarsi e di aprirsi ai lettori nella propria emotività e razionalità. L’autore è conosciuto in particolare per “The remains of the Day”, pubblicato nel 1989 e tradotto in sceneggiatura nel 1993, con Anthony Hopkins ed Emma Thompson nei panni dei protagonisti. La storia, raccontata dal preciso maggiordomo inglese Stevens, stupì i lettori per la profonda ed inconfondibile natura inglese dei suoi personaggi che hanno portato l’opera ad essere inclusa dal Guardian nella lista dei “Libri con cui non si può vivere senza” e “1000 Romanzi che tutti devono leggere”. Molti di questi sono stati tradotti anche in italiano, anche se quelli maggiormente venduti qui siano stati i più noti “The remains of the Day” (“Quel che resta del giorno”, che gli valse il Booker Prize e notorierà su scala internazionale) e “Non lasciarmi”.  Nonostante le profonde differenze tra i suoi romanzi, Ishiguro ritorna “religiosamente” su temi quali la fallibilità della memoria, la mortalità e la natura porosa del tempo.

“The remains of the Day” non è l’unica opera di Kazuo Ishiguro ad essere arrivata sul grande schermo: è accaduto anche nel 2010 con “Non lasciarmi”, ma già all’inizio degli anni ‘80 aveva lavorato per Channel Four scrivendo due film, il mockumentary “A Profile of Arthur J. Mason” e “The Gourmet”, solo per citare alcuni dei suoi lavori. Attività che nel 1994 gli valse un posto nella giuria al Festival di Cannes, edizione che assegnò la Palma d’Oro per Pulp Fiction a Quentin Tarantino.

Insomma, alla fine non può sorprendere che Ishiguro venga insignito di un premio così prestigioso (almeno non quanto il Nobel a Dylan l’anno scorso). Forse il più sorpreso è stato proprio lui, che ha provato a nascondere l’emozione con una battuta: “se l’avessi sospettato mi sarei almeno lavato i capelli!”.

 

 

A cura di Francesca Feo

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