20 Gennaio 2020 - 12:56
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NATALE: L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA E IL PARADOSSO DEL CONSUMISMO

Quanto è bella l’aria natalizia!

Le lucine che pendono dai balconi, le finestre delle case che lasciano trapassare la luce intermittente degli abeti addobbati e colorati, l’aria allegra, diversa e frenetica che si respira per strada quando si vedono i primi ansiosi con acquisti tra le mani contenuti in grandi buste rosse, il profumo del panettone.

Beh sì, tutto molto affascinante, ma al di là dell’atmosfera surreale di cui la città si veste, esiste la realtà del marketing che aspetta, quasi fosse la manna dal cielo, la festa più attesa dell’anno conosciuta meglio come la gallina d’oro del business.

Si dice che il Natale sia la festa consumistica per eccellenza. In effetti, ogni anno lo diventa sempre un po’ di più. Talmente tanto che si comincia ad addobbare già a partire dai primi giorni di novembre (giusto in tempo dopo aver messo via le zucche intagliate), e in tv cominciano a rivendicare prepotentemente il loro spazio le tipiche pubblicità natalizie. 

Il consumatore è sempre più un animale curioso per le aziende: studiano scrupolosamente la sua psicologia e gli danno ciò che sanno possa piacergli prima ancora che lui lo chieda. Non si lasciano sfuggire nulla, stanno attenti per carpire le tendenze dell’ultimo momento, scrutano i grafici alla ricerca del business che più ha reso l’anno prima (il panettone e il pandoro ogni anno conquistano il podio, con un valore stimato di circa 60 milioni di euro)… insomma, si mette a punto un vero e proprio Natale a misura del consumatore. 

In Italia si registra una spesa media a famiglia di circa 540 euro, persino dopo la stangata del Black Friday. È innegabile che ciò sia dovuto in parte alla forte e sacra tradizione di origine religiosa radicata nel nostro Paese, ma il mercato sa bene come fare per sfruttare al massimo il potere commerciale del periodo più magico dell’anno. E la piattaforma mediatica dà il suo importantissimo contributo: attraverso l’influenza digitale di numerosi blogger, da un po’ di tempo a questa parte sono i giovanissimi ad essere le prede predilette del mercato, soprattutto per la ricerca del “regalo perfetto”.

Ovviamente sono tante le voci di coloro che lamentano il fenomeno come una trasformazione radicale del Natale da festa religiosa a festa laica del commercio. Ma attenti a non estremizzare. Del resto, non dimentichiamo che, sebbene il consumatore sia sotto attacco del marketing che sa speculare sulla fragile psicologia causata dall’atmosfera del periodo, c’è il lato buono di questa faccenda che sembra rivendicare la bellezza natalizia. Infatti, grazie alla maggiorazione del consumo nel periodo che comprende la metà di novembre e dicembre, si registra una carenza di personale tale dacostringere le aziende e i piccoli negozi ad assumere ulteriori dipendenti per dare una mano. Una recente indagine pubblicata da diverse testate ha fatto notare che il business natalizio riesca a creare dal nulla oltre 4.500 posti di lavoro in più.

Proprio in questo momento l’agenzia per il lavoro quotata in borsa Openjobmetis sta procedendo nella ricerca di candidati che verranno assunti con contratto a tempo determinato in somministrazione prevalentemente dal settore della Grande Distribuzione Organizzata. 

 Produzione dolciaria, magazzinieri, consegne, commessi: la vera magia del Natale si può percepire nei volti di coloro che fino a poco tempo prima erano disoccupati e che ritrovano speranza nel caos degli acquisti nei centri commerciali gremiti. Inoltre, con l’incremento del servizio di consegna a domicilio (che attira molti consumatori), ormai diventato un must delle aziende, molti posti di lavoro sono stati aggiunti appositamente per garantirne l’efficienza. 

 Una dimostrazione chiara di come non tutto il male viene per nuocere e di come una festa importante come il Natale, sebbene fortemente strumentalizzata, riesca a far emergere in queste realtà che molti ignorano il suo lato più genuino che gli restituisce il suo vero significato.

 Ammettiamolo: troppe volte si tende a prestare attenzione a ciò che è male, senza soffermarsi sull’altra faccia della medaglia. In fin dei conti, forse vale la pena di spendere un po’ di più e far consapevolmente parte di un ingranaggio dove noi siamo le vittime: affollando i negozi addobbati a festa, stiamo aiutando il mercato a crescere. 

Così, paradossalmente (con un pizzico di esagerazione), favorendo la crescita occupazionale, i nostri consumi ci permettono di aiutare il prossimo, rispettando in pieno lo spirito natalizio, sensi di colpa per i soldi spesi a parte.

 Articolo a cura di Gabriella Barbera

 

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