26 Maggio 2020 - 4:19
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Mimose in gennaio, cambiamento climatico.

Questo è solo uno dei titoli che potreste vedere svettare su una notizia cliccabile, che attira l’occhio del passante dal lato dell’edicola e che occupa una civetta in prima pagina, senza troppe pretese. La verità è che non tutti gli allarmismi, non tutti i gridi ambientalisti sono autentici. Tante volte si tratta solo di voci, che partono dai detti (non ci sono più le mezze stagioni!) ed arrivano sino alle discussioni alla fermata dell’autobus, del tram, o del treno che sia.

La mimosa fiorisce anche a gennaio. Non è la terra che si scalda, ma la natura che ha deciso così. Pensare che la fioritura a gennaio sia prematura è un errore che spesso si fa. La maggior parte di noi, ogni anno, arrivata al momento fatidico in cui tutto si tinge di giallo come un quadro di Seurat, a puntini, si lamenta.

Tanto che il lamento di gennaio per le mimose “già fiorite” è diventato tradizione. “Ma come, dovrebbero fiorire a marzo, per la festa della donna!”. E invece no. Il fiore della mimosa è fortunato, ha vita lunga (nel mondo dei fiori, sia ben inteso), e può restare così, soffice sul suo ramo, fino a due mesi.

Altri fiori invece non possono nemmeno nascere, per colpa dell’uomo o per colpa delle temperature che si stanno inesorabilmente alzando. Le foreste in Paraguay sono spianate per fare spazio a coltivazioni destinate alla mangimistica, principalmente soia, o per creare allevamenti e pascoli. Della storia delle foreste paraguaiane parla un interessantissimo film-documentario realizzato da Greenpeace, Chaco, consigliato.

Grazie a quel documentario è possibile scoprire varie cose, ad esempio che, a livello globale, le due ragioni che spiegano l’80% delle terre deforestate sono proprio l’allevamento e la creazione di mangimi. Ma oltre agli effetti diretti dell’operato dell’uomo, ci sono i gas serra e l’inquinamento a contribuire all’aumento dei periodi di siccità e a danneggiare i polmoni verdi della Terra. Questi portano poi ad episodi come gli incendi dilagati in Australia, ininterrotti per mesi, che hanno devastato una regione e tolto la vita o la casa a migliaia di specie animali, alcune oggi a rischio di estinzione. Ora che gli incendi si sono quasi esauriti, nuovi problemi emergono nello scenario mondiale e l’Australia è stata dimenticata, possiamo tornare a lamentarci delle mimose.

Dopo aver fatto luce su alcuni dubbi dunque, la prossima volta non ci stupiremmo se gli alberi si vestiranno prima del previsto.

Già da questa volta, però, non dimentichiamo che altri alberi hanno vita ben peggiore, e anche se sembra davvero tutto futile, anche se è difficile percepire le conseguenze sul pianeta delle nostre buone o cattive abitudini, non diffidate. Ogni piccolo gesto, che sia riciclare, chiudere il rubinetto mentre ci si insapona, o comprare meno plastica possibile per poi gettarne di meno, fa la differenza.

Non serve a niente parlare di dati e di statistiche se poi non si materializzano quei dati, non li si rendono tangibili e reali. Per rendersi meglio conto di quanto sia importante questa lotta, tante volte è più efficace meglio parlare attraverso le immagini. Pensate ai koala che sono stati privati del loro habitat e del loro cibo, feriti e bruciati vivi. Pensate agli alberi abbattuti per coltivare soia. Ora laviamoci le mani chiudendo il rubinetto e prendiamo i mezzi pubblici.    

Articolo a cura di Francesca Cresta

Redazione

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