10 dicembre 2018 - 23:32
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Making Love: A Vogue Tribute to Mina alla Fashion Week

Settembre è un mese caldo, per lo meno per tutti gli appassionati di moda.

Londra, Parigi, New York: sono molteplici, infatti, le passerelle calcate dai maggiori brand nel campo dell’abbigliamento nel corso delle varie Fashion Week in giro per il mondo. Tra le tante città sedi di questi show, ovviamente, non può mancare Milano e, ovviamente, tra i vari eventi non può non essere nominato il più importante, vale a dire il party di Vogue Italia, che quest’anno ha puntato tutto su un tema vincente: Mina.

Si sa che difficilmente si può sbagliare nel tirare in ballo la famosa diva italiana (ormai assente dalle scene da circa 40 anni, ma mai passata nel dimenticatoio), tuttavia la rivista americana campionessa del settore ha voluto spingersi oltre: ha dedicato l’intero numero speciale di ottobre alla Tigre di Cremona, facendola interpretare da volti amati ed ammirati dall’industria della moda. Dalle italiane Eva Riccobono e Benedetta Mazzini (figlia della cantante stessa), passando per Guinevere Van Seenus e Remington Williams, fino ad arrivare alla grandissima Gisele Bündchen: ognuna di loro ha prestato il proprio corpo e le proprie movenze al volto e all’attitude di Mina in tante, formidabili, imitazioni/celebrazioni di uno degli emblemi della musica italiana.

«Mina ha influenzato il costume. Già dagli inizi, le ragazze la presero a modello pettinandosi, truccandosi e vestendosi come lei, cercando di assomigliarle. Poi, dopo il ’78, la sua immagine è passata solamente attraverso le copertine dei suoi progetti musicali. Con Mauro Balletti ha costruito per eccesso e per sottrazione un infinito “photo book” di Mine-nonMine. Proprio con Mauro siamo andati, mesi fa, da Vogue Italia per proporre una collaborazione che vertesse sul lavoro di “Mina e l’immagine”», queste le parole di Massimiliano Pani (figlio della cantante cremonese) a Vogue, per descrivere un progetto che successivamente si sarebbe tradotto anche nella serata “Making Love: A Vogue tribute to Mina”: moltissime le star presenti alla festa, tra cui anche l’ex Première Dame Carla Bruni, la show girl e attrice Miriam Leone e la drag queen Violet Chachki, che si è esibita nel corso della serata insieme ad altri vari artisti, tutti lì per omaggiare e reinterpretare i maggiori successi di Mina.

Fa riflettere, sia che si tratti di appassionati di moda che non, quanto significativo sia questo evento: la musica che incontra il mondo del fashion, ma soprattutto una delle riviste più prestigiose ed autorevoli in campo mondiale che decide di omaggiare un pezzo di storia italiano, un volto (e, in particolar modo, una voce) fondamentale per lo sviluppo artistico e culturale della penisola.

In un’epoca in cui l’immagine è ciò che realmente conta, in cui i social ci propinano istantanee di vita di chiunque abbattendo i fragili muri di cristallo della privacy, ecco arrivare una serata dedicata a chi ha avuto il coraggio di voltare le spalle alle dinamiche di questi tempi, di nascondere la propria persona agli obiettivi per 40 anni, senza però mai andarsene, decidendo di continuare ad esserci e farsi sentire solo tramite il proprio mestiere, solo tramite il canto. E fa ancora più riflettere che a celebrarla sia la “bibbia” dei fashion addicted, il magazine che per eccellenza detta legge per chiunque aspiri alla fama e alla gloria e che veda come punto di arrivo “l’apparire”.

La serata- tributo a Mina è un evento da ricordare non solo con affetto e orgoglio in quanto conterranei di una delle più grandi artiste del XIX secolo, ma anche un momento da segnare, a dimostrazione di come il vero stile e la vera classe prescindano dalle views su Instagram e dagli scoop dei paparazzi.

Insomma, Vogue ha provato a ricordarci una volta per tutte che il vero scopo della moda, in qualità di forma d’arte, non è solo quello di evolversi con la società, ma anche di saper sopravvivere e restare sempre attuale anche con il passare del tempo. Mina ci è riuscita, sia come modello di stile che come cantante, e il minimo che si possa fare è riconoscerlo e celebrarlo con la dovuta magnificenza.

Dopotutto, i like (per quanto numerosi) passano, lo stile resta. Ed è ad appannaggio di pochi.

 

A cura di Giulia Nino

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