15 dicembre 2017 - 3:40
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Machine Gun Kelly: The Young Gunner

Machine Gun kelly, meglio conosciuto come MGK, la sera del 12 ottobre è approdato per la prima volta a Roma con il suo “27 tour”, trasformando il rinomato locale Spazio Novecento in un’esplosione di energia, musica e rap del tutto nuova. Paradossale il contrasto tra il locale, situato nello storico Palazzo dell’Arte e lo stile travolgente ed energico dell’artista. I marmi, come MGK stesso nota, si scontrano e si fondono con le luci e i versi ed il risultato è sconvolgente.

Il pubblico è piuttosto eterogeneo, numerosi stranieri tra la folla, ma un’ampia maggioranza è di fan italiani ed il gran numero di presenze dimostra perfettamente il boom che il rap ha avuto negli ultimi anni in Italia. Inoltre, non mancano i nomi noti del panorama rap e trap italiano, tra cui Dark Polo Gang, Gemitaiz e non solo.

Il pubblico è vario, ma una cosa é certa: l’amore per il rap si percepisce nell’aria e sul volto della gente (o forse è anche l’abbigliamento a fare la sua parte?).

Io, spettatrice inesperta e non così fan del genere, dopo lo show ho solo due parole in mente: sono colpita.

Processed with VSCO with hb2 presetAdesso comprendo la ragione del successo di questo artista che dal 2011, anno in cui ha firmato il suo primo contratto con Bad Boy, ha visto crescere la sua carriera alla velocità della luce, passando rapidamente da fenomeno emergente a rapper di fama mondiale; ma adesso è il turno di Roma.
Le luci si spengono e MGK fin da subito sconvolge la folla con la sua the Gunner, canzone che descrive appieno l’essenza dell’artista e che fa un evidente riferimento al suo nome (che letteralmente significa mitragliatrice kelly).
“I spit a verse and I change the climate” canta sul palco, quasi a voler rappresentare ciò che sta accadendo in quell’istante al pubblico: bastano pochi suoi versi a cambiare clima nel locale, la folla si scalda ed esplode con lui.

Una mina impazzita (o meglio una mitragliatrice) è forse il modo migliore per descriverlo ed è inaspettato e sorprendente come lui, accompagnato da una band di alto livello, riesca a destreggiarsi con estrema facilità tra rap, canto e assoli di chitarra.

Sono infatti mille le risorse di questo artista che riesce a creare uno show del tutto unico, in cui fanno da motore portante canzoni movimentate come Trap Paris, in collaborazione con Quavo e Ty Dolla $ign, e Alpha Omega, i cui versi raccontano della sua infanzia travagliata e di Cleveland, città in cui è cresciuto.

A queste si alternano canzoni più commerciali, come Bad Things (ft Camila Cabello), che conta  più di 190 milioni di visualizzazioni su Youtube e At my best (ft Hailee Steinfeld), che coinvolgono l’intero pubblico e lo fanno cantare all’unisono.

L’atmosfera improvvisamente si fa calma e raccolta, quasi commuovente quando, in un mare di accendini accesi e occhi lucidi, MGK rende omaggio a Chester Bennington, venuto a mancare lo scorso luglio, cantando un medley di Numb, pietra miliare dei Linkin Park e della sua Kiss the sky.

Un momento toccante e significativo per il pubblico, ma soprattutto per MGK, il quale ha più volte condiviso il palco con Bennington Processed with VSCO with hb2 presete, proprio la scorsa estate, era stato invitato ad esibirsi con la band durante il loro tour.

Lo show continua e ciò che stupisce davvero è la sua voce. È proprio quando il ritmo rallenta infatti, che le sue doti canore fuoriescono appieno. MGK si lascia andare con due canzoni, Let you go e Rehab, romantiche quasi, in cui si percepisce però quell’amaro che lo contraddistingue.

“I let these words seep through my soul and speak through the song” canta infine e si racconta infatti per un’ultima volta attraverso la sua 27, canzone che dà nome all’intero tour.

Le luci si spengono. Un mix di suoni, luci ed emozioni contrastanti hanno lasciato me ed il pubblico unanimi: è stato incredibile. Roma è rimasta letteralmente colpita da questa mitragliatrice impazzita di musica e versi.

Una domanda mi sorge quindi spontanea: quali colpi sferrerà ancora questo young gunner?

Ci toccherà aspettare il prossimo tour per scoprirlo.

 

A cura di Camilla Lavino

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