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21 aprile 2018 - 22:16
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Tru-Neta

L’ultima follia di Donald Trump

Lo scorso mercoledì il Presidente americano ha dichiarato: “E’ il momento di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele”. Trump ha duramente criticato l’approccio della precedente amministrazione Obama definendolo fallimentare, e ha inoltre aggiunto di aver approvato il futuro trasferimento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme. Riconoscendo Gerusalemme come capitale dello stato di Israele, Trump ha segnato una netta cesura con quasi 70 anni di politica estera americana. Questo provvedimento è stato percepito da Palestinesi, mondo arabo e dal resto della comunità internazionale come l’ennesima provocazione del tycoon. Inoltre ha danneggiato i ripetuti sforzi di raggiungere un accordo di pace in Medio Oriente, rendendo il compito più arduo anche per i futuri leader americani.

Fin dalla nascita dello stato Israeliano nel 1948, gli Stati Uniti, al pari di molte altre nazioni, hanno rifiutato di riconoscere la sua sovranità su Gerusalemme, città sacra per musulmani, ebrei e cristiani. Per questa ragione, gli Americani hanno sempre mantenuto la propria ambasciata a Tel Aviv. Da quando Israele ha occupato militarmente Gerusalemme Est in seguito al conflitto Arabo-Israeliano del 1967, Washington e la comunità internazionale hanno sempre criticato le azioni israeliane volte a rafforzare il controllo sulla città santa. In particolare la separazione d’Israele dal resto della Cisgiordania, tramite la costruzione di un anello di insediamenti su territorio illegalmente strappato ai Palestinesi.

Con il suo recente annuncio, Trump ha di fatto legittimato le discutibili azioni di Israele e sembra voler dire che gli Stati Uniti (perlomeno sotto la sua presidenza) non hanno più alcun rispetto per le norme internazionali, mostrando che l’uso della forza prevale su giustizia e legge. Forse non dovremmo essere sorpresi. In Israele, i sostenitori della linea dura avevano salutato con favore l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, vedendolo come un’occasione per accelerare l’espansione degli insediamenti. Inoltre il Presidente Trump ha scelto Jared Kushner, suo genero, come mediatore nei negoziati di pace tra Israele e Palestina e nominato David Friedman come ambasciatore in Israele, entrambi con forti simpatie per i coloni israeliani. Queste decisioni hanno incoraggiato i coloni e i loro sostenitori nel governo del Primo Ministro Benjamin Nethanyahu. Ciò è emerso chiaramente con l’ulteriore espansione degli insediamenti israeliani lo scorso anno. Con la sua clamorosa decisione riguardo lo status di Gerusalemme, Trump incentiva Israele a proseguire nelle proprie politiche di annessione dei territori palestinesi. Dopotutto se gli Stati Uniti hanno approvato l’annessione di Gerusalemme, perché l’estrema destra israeliana non dovrebbe aspettarsi che Washington in futuro faccia lo steso con altri territori?

Inoltre, il riconoscimento americano di  Gerusalemme come parte di Israele ha immediatamente scatenato scontri e proteste il cui risultato non può essere predetto. In diverse località di Gaza e della Cisgiordania si sono svolti cortei di protesta contro la decisione di Trump. A Gaza migliaia di persone sono scese in strada inneggiando slogan ostili agli Stati Uniti.

Le azioni di Trump sono destinate ad alimentare inutilmente le tensioni in un mondo arabo già destabilizzato al conflitto siriano e dalla minaccia terroristica. Il segretario della  Lega araba, Ahmed Aboul Gheit si è fatto portatore di queste preoccupazioni, definendo il riconoscimento americano di Gerusalemme quale capitale di Israele “una provocazione ingiustificata”. Riguardo la posizione dell’Unione Europea, l’Alto rappresentante UE Federica Mogherini ha affermato che Bruxelles continua a sostenere” lo status finale di Gerusalemme come capitale futura di entrambe gli stati, deciso con negoziati che soddisfino le aspirazioni delle parti”. Mogherini ha invitato alla moderazione, accogliendo con favore l’impegno del presidente palestinese Abbas a chiedere che le manifestazioni si svolgano senza scontri. Il Primo Ministro britannico, Theresa May ha ribadito a sua volta che “lo status della Città Santa può essere definito solo attraverso un accordo negoziato fra israeliani e palestinesi” aggiungendo che l’obiettivo è una Gerusalemme che sia capitale condivisa di uno stato israeliano e di uno palestinese. Le Nazioni Unite hanno parlato della decisione di Trump come seria minaccia alla pace, e cinque paesi UE (tra cui l’Italia) hanno firmato una dichiarazione congiunta condannando fermamente la linea di Washington.

Nel frattempo dalla Striscia di Gaza sono stati sparati razzi verso il sud d’Israele, a cui lo Stato ebraico ha reagito con raid aerei sulle basi di Hamas. Hamas ha risposto incitando i Palestinesi a proseguire l’intifada. L’ultimo sviluppo di questa crisi sembra essere l’attacco terroristico che ha avuto luogo ieri a Manhattan, in cui l’attentare armato di esplosivo avrebbe ferito 4 passanti. Egli avrebbe poi confessato agli investigatori di averlo fatto per vendicare la popolazione di Gaza sottoposta alle rappresaglie israeliane in seguito alle recenti manifestazioni.

La scelta del Presidente americano in realtà si limita a rinforzare un dato di fatto. In un prossimo futuro, il processo di pace Israeliano-Palestinese rimarrà fermo sulla soluzione a due stati, che da un lato, è troppo importante per essere abbandonata, mentre dall’altro, è troppo difficile da realizzare.

 

A cura di Nicola Ghedin

 

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