20 febbraio 2018 - 2:17
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Lettera con domande al popolo liberale

Cari amici liberali,

siete tanti, anzi tantissimi.

La vostra storia è nobile:  inizia con Benedetto Croce, De Nicola, Einaudi, eravate antifascisti e anticomunisti.

Amavate l’America, odiavate la Russia, eravate laici. Credevate nella propietà privata e nelle libertà civili e avevate un vostro partito: il Partito Liberale Italiano.

Nella prima repubblica non avete mai raccolto troppo consenso ma come conseguenza naturale di un sistema congenitamente proporzionale vi siete ritrovati più volte al governo.

A un certo punto, con la caduta del muro di Berlino, sembrava fosse arrivato il vostro momento: un ricco imprenditore Milanese, bassino e con la battuta facile, si propose come leader della “rivoluzione liberale”, una rivoluzione gentile pensata per impedire ai postcomunisti di governare.

Subito però venne fuori qualche contraddizione e l’uomo bassino decise di apparentarsi in coalizione con gli eredi del Movimento Sociale Italiano, a loro volta figli di una tradizione non propiamente liberale.

Oggi, a distanza di Venticinque anni, la storia si ripete e l’uomo bassino (che nel frattempo ha guidato quattro governi, ha superato gli ottant’anni ed è divenuto incandidabile a causa di una serie di ambigue vicende giudiziarie) ha deciso di riproporre una coalizione con la destra nazionalista e protezionista.

Molti di voi, nonostante tutto, voteranno ancora questa coalizione e (considerando che votando un partito si fa governare un’intera coalizione) proprio a voi voglio chiedere:

È liberale chi ha minacciato di abbandonare la moneta unica?

È liberale chi si è scagliato contro le unioni civili?

È liberale chi propone un’economia protezionista?

Certamente, voi mi direte, è liberale chi propone di abbassare le tasse ma, a mio giudizio, più che liberale

è semplicemente furbo.

 

A cura di Stefano Castellana Soldano

Redazione

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