21 luglio 2018 - 11:03
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Le sfide di politica estera per il Governo che verrà

In questa tornata elettorale la politica interna l’ha fatta da padrona. Si è parlato di disoccupazione, riforma Fornero e Buona Scuola: grande esclusa è stata la politica estera, un tema più ampio e controverso che rimane indigesto in campagna elettorale (e non). Chiunque riuscirà a formare un governo sarà anche responsabile di guidare l’Italia nello scacchiere internazionale. In un’epoca definita “post-liberale”, il nuovo governo si troverà davanti scelte e bivi da prendere. Le recenti agitazioni nel sistema internazionale e le mutevoli minacce alla sicurezza del nostro paese rappresentano una sfida cruciale della XVIII legislatura.   

 Quali sfide di politica estera attendono il nuovo governo? 

 

  1. USA vs CINA 

I grandi e incontestabili Stati Uniti d’America non sembrano più così grandi e incontestabili da quando il colosso Cinese continua a crescere, strappare consensi e alleanze. La grande tensione tra i due si è tradotta in una guerra commerciale da 50 miliardi tra dazi incrociati, le borse europee tremano ma reggono l’urto. Lo scenario impone delle domande per l’UE e mette alla prova la storica, inossidabile e alle volte cieca alleanza con gli americani: le mosse protezionistiche di Trump stanno spostando il baricentro del mondo a Est. La Cina è in crescita costante ed è pronta a sfidare l’egemonia statunitense, offre nuove e proficue opportunità ai paesi europei. Dall’altro lato il fenomeno del dumping negli appalti pubblici e la concorrenza sleale asiatica sono macigni che pesano. Calenda stesso, ex ministro per lo sviluppo economico, si era posto contro il riconoscimento dell’economia cinese come “economia di mercato” per tutelare l’industria italiana. Sul versante statunitense, invece, le relazioni si sono raffreddate rispetto all’amministrazione Obama, l’operato di Trump è protezionistico e volto a ridurre le alleanze “troppo costose”. Al momento la mossa più intelligente è giocare una politica dei due forni, in cui l’Italia può usare la carta della posizione strategica al centro del Mediterraneo. In un periodo di transizione e instabilità, con un egemone che traballa e uno sfidante che si propone, riuscirà il prossimo governo a trasformarsi e cogliere le opportunità in ottica dell’interesse nazionale?

 

  1. RUSSIA 

Che Putin e l’Unione Europea abbiano rapporti controversi non è una notizia dell’ultima ora, raramente però sono stati così tesi. L’Italia, a differenza degli altri paesi occidentali, era sempre riuscita a mantenere dei buoni rapporti anche durante la guerra fredda e negli anni era stata chiamata a svolgere un ruolo di “avvicinatore” tra Russia e organismi internazionali. Se già le relazioni Russo-Italiane si erano incrinate con le sanzioni economiche, a caro prezzo dell’export nostrano, con il caso Skripal il baratro sembra sempre più fondo. A peggiorare le cose è stato l’incontro di Trump e i capi di stato di Estonia, Lettonia e Lituania, proprio in occasione del centenario dell’indipendenza dall’impero russo. La pubblica e scenica riaffermazione dell’alleanza in chiave anti-Mosca ha provocato una reazione: Putin, sentendosi attaccato dal mondo occidentale in totum, ha organizzato una massiccia dimostrazione militare sui balcani. La tensione nella regione è alle stelle, l’Italia deve decidere: linea dura come UK e USA o linea morbida per non peggiorare ulteriormente le relazioni economiche?

 

  1. AFRICA

 

Nella XVII legislatura si è assistito ad un rilancio di piani e missioni di cooperazione in Africa, nell’ottica di un rinnovato focus sull’interesse nazionale. L’Italia è riuscita ad allentare la presenza in punti strategici di Washington per concentrarsi su aree di maggiore interesse nazionale, in particolar modo l’Africa. Negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante in questa direzione: nel 2016, in base al rapporto Ocse l’Italia è diventato il primo investitore europeo nei mercati Africani (e il terzo mondiale). La rivalutazione del continente come ricchezza da sfruttare stride consistemente però con le minacce che ne derivano per il nostro paese. La pressione dell’immigrazione sulle coste italiane ha fatto riemergere sentimenti xenofobi e l’ondata di terrorismo di matrice islamista esercita una grave pressione sulla società civile: ad oggi il problema dell’immigrazione irregolare e della sicurezza sembrano andare di pari passo. Il precedente esecutivo si è mosso bene in questa direzione con operazioni che hanno ridotto drasticamente gli arrivi, il nuovo governo sarà chiamato ad aumentare ancora di più la presenza italiana in Africa e ad intensificare le missioni già presenti. Di grande rilevanza sono i contingenti italiani in Libia e Niger, due punti strategici per il blocco delle rotte migratorie. Il nuovo capo di governo in Africa ha la strada spianata, un maggior impegno delle forze italiane è auspicabile per la stabilizzazione dell’area come strategia a medio-lungo termine per una significativa influenza italiana, un incremento degli investimenti e una diminuzione dei flussi migratori. 

 

A cura di Arianna Colaiuta

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