1 Aprile 2020 - 21:42
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L’ARTE DEL NATALE E IL NATALE NELL’ARTE

Qualsiasi significato si voglia attribuire al Natale, è innegabile che questa festività evoca sensazioni diverse in ciascuno. Non si tratta solo di una data, quella del venticinque Dicembre, bensì di un susseguirsi di giornate velate dal grigiore invernale che riscoprono in noi un senso di umanità forse ad oggi perduto: è un po’ lo stesso effetto che l’arte dona all’uomo, seppur passivamente.

Quale miglior modo, quindi, di celebrare la grandezza del Natale tramite le numerose forme artistiche che fino ad oggi hanno arricchito il nostro spazio sociale?

Nel contesto artistico, particolarmente in quello pittoresco, l’immagine della Natività è piuttosto ricorrente. 

Da Giotto a Caravaggio, i maggiori esponenti dell’arte figurativa sono stati capaci di rappresentare l’umiltà della Sacra famiglia in modo più o meno realistico. Tra giochi di luci e ombre, hanno messo su tela l’essenza più pura del Natale: la ricerca di un posto in cui rifugiarsi.

E’ infatti la visione circolare della Natività a rendere l’idea di una maestosa e basilare concentrazione di dolcezza e silenzio, quella che tutti ricercano durante le tanto attese vacanze natalizie.

La rigidità delle giornate frenetiche si abbandona così alla calma placida dell’amore familiare, incardinata  simbolicamente tra le mura casalinghe.

Esiste però un modo con cui catturare la magia del Natale anche per i meno tradizionalisti. Si tratta della fotografia, l’invenzione che consente a chiunque ormai di conservare un momento. 

Qui è la cultura vittoriana ad inaugurare la tradizione degli scatti distratti di mamme e innamorati, bambini felici di fronte ad un presepe e adolescenti che fingono di annoiarsi ai banchetti di famiglia.

Fu la regina Vittoria ad introdurre in Gran Bretagna la celebrazione natalizia, prima scarsamente considerata dalla cultura anglosassone, proprio autorizzando la pubblicazione su un giornale londinese della foto che ritraeva una famiglia riunita attorno ad un abete addobbato. Da lì, anche per gli inglesi, il Natale divenne la festa più attesa di tutte.

Ancora oggi, seppure inconsapevolmente, la fotografia ricorre nei gesti più simbolici e costanti della celebrazione del Natale, grazie ad una manifestazione tanto semplice quanto istantanea dei momenti maggiormente coinvolgenti di siffatta atmosfera.

Esiste poi un rituale, modellato tra l’altro a molte festività, da cui non è possibile scappare, si tratta della cucina, l’arte che ravviva il senso della condivisione insieme a quello del palato.

Non si potrebbe immaginare un Natale senza il panettone gustato di fronte ad un film, nell’attesa della Vigilia.

Quella che forse rappresenta la ricorrenza apparentemente più banale- del Panettone appunto- si fa scrigno di un’altro elemento magico del Natale: la semplicità.

Questo dolce, infatti,  fu inventato tra le mura delle cucine milanesi degli Sforza da un aiutante cuoco il quale, sacrificando un panetto di lievito destinato alla madre, lo lavorò sino a farlo diventare il dolce preferito di Ludovico Il Moro.

Così, da una tradizione tendenzialmente ovvia, si arriva alla genuinità dello spirito della Natale, che cresce proprio come quel pezzetto di lievito durante l’Avvento fino all’attesissima giornata del 25 Dicembre.

E cosa succede dopo quei preziosi istanti?

Indubbiamente né l’altezza dell’arte  la tradizione natalizia si dissolvono, piuttosto dopo esser state vissute con vivacità sfumano lentamente, per poi ricomparire quando sembra doveroso celebrarle.

Basterebbe conservarne un minimo della loro essenza, così da custodire e valorizzare il loro significato più intimo e riprodurlo nel quotidiano.

Articolo a cura di Sofia Occhipinti

Redazione

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