21 Febbraio 2020 - 10:15
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L’accordo blocca-migranti: dalla genesi al mancato rinnovamento

Il 2 febbraio 2017, l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il presidente libico Fayez Mustafa Serraj hanno firmato il “Memorandum d’intesa”, un accordo conosciuto anche come “blocca-migranti”, che era volto all’interruzione dell’afflusso migratorio dalla Libia in Italia, prevedendo però, a seguito della chiusura dei porti, delle misure con le quali l’Italia sarebbe dovuta intervenire in Libia.

I primi due articoli elencano

⁃ le azioni che Italia e Libia si impegnano a mettere in campo, tra cui il completamento del sistema di controllo dei confini terrestri del sud della Libia;

⁃ il finanziamento dei centri di accoglienza libici con fondi Ue;

⁃ la formazione del personale libico; e l’avvio di programmi di sviluppo. (In particolare, il comma c dell’articolo 1 dice che «la parte italiana si impegna a fornire supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta contro l’immigrazione clandestina..).

Nei mesi successivi all’accordo l’Italia ha iniziato a consegnare motovedette alla Libia ( per un numero ammontato a 10 nei mesi) e i risultati circa la riduzione degli sbarchi si sono potuti toccare con mano sin da subito: precisamente il crollo negli sbarchi è iniziato nel luglio 2017.

Secondo i dati del Ministero dell’Interno, a fine agosto 2017 si contavano 3.900 arrivi a fronte dei 22.526 del precedente giugno. Insomma, sembrava che l’accordo stesse effettivamente funzionando, e stava prendendo piede un diffuso sentimento di positività e fiducia per il futuro… uno dei primi lavori del governo procedeva dunque nel verso giusto! Anche nel 2019 il flusso migratorio è rimasto su livelli molto bassi.

Il problema che sorge è il seguente: ci si chiede se tale drastica riduzione negli sbarchi sia dovuta alla bravura diplomatica e strategica dei nostri politici, e alla loro capacità relazionale con il governo libico, o se in tale operazione siano stati applicati mezzi “poco ortodossi”, che portassero ad un risultato così grande.

È proprio in seguito a tale dubbio che le organizzazioni umanitarie hanno denunciato tale operazione come frutto di accordi segreti con le fazioni libiche, accordi che hanno permesso la riduzione degli arrivi in Italia, ma il cui costo è stato pagato in termini di vite umane, e di gravi violazioni dei diritti fondamentali dell’individuo.

Una lettera firmata nell’ottobre 2019 da Amnesty International, Acli, Asgi, Caritas, Emergency, Comunità di Sant’Egidio , denuncia come «i migranti intercettati in mare dalla Guardia Costiera libica vengono rinchiusi nei centri di detenzione, in condizioni disumane, denutriti, senza cure mediche né spazio sufficiente».

Inoltre «uomini, donne e bambini vengono sottoposti a torture, stupri e violenze sistematiche da parte dei funzionari statali e delle milizie che li gestiscono. Alcune persone, inoltre, subito dopo lo sbarco vengono vendute a trafficanti di esseri umani».

Lo scorso novembre 2019 il governo italiano aveva dichiarato la sua disponibilità, prendendo atto delle denunce provenienti non solo dalle ONG ma anche dalle stesse Nazioni Unite, ad una revisione del testo del Memorandum, ma tale revisione non è mai avvenuta.

Infatti lo scorso 2 febbraio cadeva il termine ultimo per poter apportare ratifiche all’accordo, eppure è noto a tutti che alcun cambiamento è stato apportato.

La domanda che segue vuole far ragionare.

Riuscite voi a pensare a quella bambina di 13 anni che, dopo aver compiuto il grande salto nel vuoto lasciando la propria casa, si ritrova in un campo ( che dovrebbe essere di accoglienza) soggetta a violenze e a condizioni di vita a quanto dire, animalesche? Non ho la pretesa di scuoter alcun animo, non voglio tramite queste parole far nascere in voi che leggete pietà e pena, portando esempi che alcuni potrebbero chiamare, “scontati e patetici”. Quel che mi propongo di fare è far nascere in voi rabbia, quella rabbia che dovrebbe portarvi a dire di no! Perché al posto di quella bambina ci potrebbe essere vostra sorella, e al posto di quell’uomo, la cui faccia è segnata dalle frustrate, vi potrebbe essere vostro padre.

Noi tutti abbiamo avuto il privilegio di essere nati nella parte fortunata del mondo; nella parte in cui se una bambina subisce uno stupro, le persone rimangono indignate; la parte che reputa “barbaro” costringere le persone a rimanere giorni e giorni nella stessa camera senza avere la possibilità di uscire, subendo minacce e atti violenti.

Smettiamo tutti di far finta di non vedere, e iniziamo a valutare coloro che ci rappresentano anche per quel che fanno, non solo per quel che promettono.

Articolo a cura di Federica Boscaino

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