10 Agosto 2020 - 22:29
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La Lega di Prizren

Descrivere la storia di un intero popolo in poche righe non solo è impossibile, ma folle. Perciò, mi limiterò a raccontarvi almeno un frangente, non così antico ma neanche così conosciuto del Kosovo, ossia quello riguardante la Lega di Prizren.

 Nel XIX secolo,  con il perversare in Europa dei nazionalismi, anche i Balcani ne furono colpiti; a farne le spese fu l’Impero Ottomano, formato al proprio interno da una moltitudine di popoli eterogenei fra loro. Dopo la vittoria Russa nella guerra del 1877-78 contro i turchi, e la firma dei Trattati di Santo Stefano (3 marzo 1878), e di Berlino (13 luglio 1878), venne sancita l’annessione dei territori abitati storicamente da albanesi all’interno di Montenegro, Serbia, Grecia e Bulgaria. Le popolazioni locali, con il benestare della Russia, furono spesso massacrate. Per imporre le condizioni del Congresso di Berlino, i suddetti stati formarono un’alleanza, la Lega Balcanica, con il compito di aiutarsi reciprocamente nello smembramento e suddivisione delle terre Ottomane.

Minate le loro libertà culturali, gli albanesi diedero vita, il 10 giugno 1878, alla Lega di Prizren – fondata nell’omonima città – con il compito di proteggere i propri territori creando un grande Vilayet comprendente tutte le terre abitate storicamente da popoli albanesi.

Inizialmente, la Lega di Prizren ebbe il compito di portare di fronte al Sultano, Abdul Hamid II, richieste concernenti maggiori autonomie amministrative e fiscali nei confronti degli albanesi, nonché l’insegnamento dell’albanese nelle scuole, la formazione di un’unita nazione albanese e la protezione dell’Impero contro le mire espansionistiche straniere.

La Sublime Porta accettò alcune di queste, ma con insistenza cercò di ricordare agli esponenti albanesi che le loro opere dovevano protendere maggiormente verso una solidarietà religiosa fra mussulmani e di rispetto dell’autorità sovrana del sultano sulle loro terre.

Alcuni esponenti, guidati dallo sceicco Mustafa Ruhi Efendi, si allinearono alle richieste, diversamente dalla larga fetta dei rappresentanti albanesi che, guidati da Ymer Prizreni e dai fratelli Frashëri, posero le basi delle richieste autonomiste su un piano nazionalistico, con l’intento di sganciare gli albanesi dall’Impero e renderli liberi. La Lega inviò così un Memorandum al Congresso di Berlino, nel quale chiedeva di discutere nuovamente le concessioni fatte agli stati balcanici, considerando le origini etniche delle popolazioni che abitavano quelle zone, in larga parte albanesi:

Desideriamo sinceramente vivere in pace con tutti i nostri vicini, Serbia, Montenegro, Grecia e Bulgaria … Non vogliamo e non chiediamo loro nulla, ma siamo tutti determinati a proteggere ciò che è nostro.”

Lo stesso Girolamo De Rada, scrittore italiano di cultura arbëreshe, inviò un telegramma al primo ministro britannico, Benjamin Disraeli, affinché si interessasse alla questione albanese. Il Memorandum fu però rifiutato.

Di fronte alle pressioni ottomane e slave, e considerando il fallimento a livello diplomatico, gli albanesi non poterono fare altro che imbarcarsi sulla strada della guerra. Essi poterono contare su un contingente armato di 30.000 unità, a fronte di forze armate straniere nettamente superiori. Nell’estate del 1881, il fallimento della guerra era inesorabile. Da parte delle Grandi Potenze, inoltre, non ci fu solo un rifiuto delle richieste di libertà, ma anche la richiesta all’Impero Ottomano di sopprimere le rivolte e “riappacificare” gli albanesi refrattari. Ciò portò alla soppressione delle insurrezioni e all’arresto, con varie condanne a morte, degli esponenti della Lega di Prizren.

Le infauste conseguenze non tardarono ad arrivare.

I territori albanesi furono spartiti fra gli stati balcanici; la città di Podgorica e il porto di Ulcinj furono concessi al Montenegro, il Kosovo alla Serbia, la Tessaglia e l’Epiro, abitate da albanesi, alla Grecia, mentre l’attuale Albania riconsegnata ai turchi. La “dealbanizzazione” dei territori avvenne con persecuzioni ed esecuzioni sommarie di circa 80.000 civili nel solo Kosovo.

Anche se breve, la Lega di Prizren mise in risalto la “questione albanese”, oltre ad alimentare la “Rilindja Kombëtare” (“Risorgimento Nazionale”), riaccendendo quelle speranze di libertà che porteranno il 28 novembre 1912 all’indipendenza (senza però il Kosovo, lasciato per volontà internazionali ai serbi).

“Proprio come noi non siamo e non vogliamo essere turchi, così dovremo opporci con tutte le nostre forze a chiunque voglia trasformarci in slavi o austriaci o greci, vogliamo essere albanesi”.

Estratto dal memorandum della Lega di Prizren alla delegazione britannica al Congresso di Berlino, 1878.

Articolo a cura di Frans Lavdari

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