25 Settembre 2020 - 23:06
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James Barry, una storia inaspettata

Sebbene tutti sappiano cosa sia la pratica del taglio cesareo, in pochi ne conoscono la storia. Il nome ‘cesareo’ deriva dal latino caedo (taglio) e, infatti, la prima testimonianza scritta dell’uso di tale intervento risale al 715 a.C. In principio considerata come ultima risorsa, veniva praticata quando la madre era morta col bambino ancora in grembo. Il primo caso di taglio cesareo a cui sopravvissero sia madre che figlio avvenne nel 1500 circa in Svizzera. Opera di un castratore di maiali sulla moglie, ebbe successo e fu riportato a lungo nelle cronache, tanto da spingere altri medici a provare la pratica. Questa risultò di facile esecuzione, ma con risultati poco promettenti dato che, inizialmente, l’utero lacerato non veniva ricucito. La comunità scientifica era convinta che l’elasticità dell’organo permettesse una rigenerazione dei tessuti senza altri aiuti, dimostrando ai posteri che in realtà ben pochi tagli cesarei erano stati praticati con esiti positivi.

Uno dei primi parti cesarei ‘moderni’ fu eseguito da James Barry a Città del Capo in Sudafrica, il 25 luglio 1826. Grazie al suo contributo, che prevedeva l’asportazione totale dell’utero, la mortalità relativa a tale intervento divenne “solo” del 50%. Grazie a secoli di perfezionamenti chirurgici, oggi l’intervento è considerato talmente sicuro da arrivare ad un abuso della pratica, ma non è di questo che vogliamo parlare.

Come appena scritto, un importante contributo all’evoluzione della tecnica è stato dato dall’irlandese James Barry.

Ma se vi dicessi che non è un irlandese, bensì una irlandese?

Nata Margaret Ann Bulkley, era figlia di Jeremiah e Mary-Ann Bulkley, sorella dell’omonimo James Barry, celebre artista e professore di pittura alla London’s Royal Academy. Del suo passato da donna si sa ben poco, se non ciò che è possibile ricavare da una serie di lettere che rivelerebbero una cospirazione tra la madre e alcuni influenti amici dello zio per farla studiare alla scuola di medicina. Accettata all’Università di Edimburgo nel 1809, venne accompagnata in nave dalla madre ed è proprio in una lettera scambiata con l’avvocato di famiglia, il quale stava tenendo un registro contabile delle spese, che il cambiamento di sesso venne registrato (‘…it was very usefull [sic] for Mrs. Bulkley (my aunt) to have a Gentleman to take care of her on Board Ship and to have one in a strange country…’). Nonostante la lettera fosse firmata James Barry, l’avvocato scrisse sul retro della busta ‘Miss Bulkley, 14th December’.

Nel 1812 Barry si trasferì a Londra dopo aver ottenuto la laurea in medicina. Il 2 luglio dell’anno seguente passò l’esame per entrare a far parte del Royal College of Surgeons of England, successivamente qualificandosi come Regimental Assistant. Si può quindi dire che James Miranda Barry divenne, nel 1813, il primo medico transgender a servire nel Royal Army.

La sua vita professionale è piena di alti e bassi dato l’indiscutibile talento, ma il carattere poco accomodante. Ritratto da molti come burbero e indelicato, più di una volta sfidò a duello (vincendo) coloro che insinuavano commenti poco cortesi sulla sua voce, sul suo aspetto o sui suoi comportamenti.

Volendosi soffermare sul periodo da lui trascorso a Città del Capo (1815-1828) si può notare la sua aspra critica delle pratiche mediche locali e i suoi sforzi per migliorare il sistema idrico della città. Mauritius, Trinidad y Tobago, Malta, Crimea, Jamaica e Canada sono solo alcuni tra i luoghi in cui prestò servizio, guadagnando sempre più riconoscimenti. Nel 1864 fu costretto ad andare in pensione, chiaramente contro la sua volontà.

Il 25 luglio 1865 James Barry morì di dissenteria e la donna che si occupò del corpo rivelò le fattezze femminili del defunto solo dopo il funerale. La notizia destò scalpore, ma fu tutto insabbiato. L’esercito britannico nascose le informazioni come ‘riservate’ per i successivi 100 anni e le spoglie del dottore vennero sepolte al Kensal Green Cemetery: sulla lapide tutti i riconoscimenti conseguiti nell’esercito e il solo nome con cui era stato conosciuto.

Articolo a cura di Lucia Lazzarini

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