27 Settembre 2020 - 23:46
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Intervista a Young Ethos

  • Etica pubblica, sostenibilità ambientale, coesione sociale.
  • Tutto questo racchiuso in un unico progetto. Il suo nome è ETHOS.
  • ETHOS è l’Osservatorio fondato dal Professor Maffettone in collaborazione con la Luiss Business School. Nasce dall’esigenza di creare un gruppo attivo all’interno dell’università, in grado di mandare un messaggio che sia ricevibile da chiunque.
  • Abbiamo parlato con Giacomo Melilla e Bianca Fabbri, portavoce di YoungEthos, la sezione giovanile dell’Osservatorio.
  • Si definiscono “un ponte tra le istituzioni e gli studenti, che parte all’interno dell’ateneo per poi diffondersi in tutta la società”.
  • ETHOS non è il primo gruppo, nella storia della Luiss, ad occuparsi di queste tematiche. Tra loro ed i ragazzi del passato, però, c’è una grande differenza. “Le associazioni degli scorsi anni non sono state in grado di costruirsi un ricambio generazionale. Nel momento in cui si crea un gruppo, bisogna assicurarsi che ci sia chi continuerà il lavoro. È questo ciò a cui auspichiamo. Vogliamo creare una struttura permanente”.
  • Sono preparati, competenti e soprattutto organizzati. Lavorano con meticolosità, suddivisi al loro interno in tavoli di lavoro diversi per ogni settore: social ed eventi, amministrazione, relazioni esterne e tanti altri.

  • Hanno deciso di non avere una struttura gerarchica, evitando di prendere esempio dall’organigramma delle multinazionali alle quali, nella società odierna, si fa fin troppo riferimento.
  • Non vogliono impartire una lezione di etica, ma sensibilizzare, avvolgere le persone in un vortice di sapere che le possa trasformare.
  • Proprio così, trasformare. Ecco la parola chiave.
  • I ragazzi di ETHOS conoscono bene i numeri. Lo sanno, il cambiamento deve avvenire ora.
  • Ricordano quindi come “non si possa aspettare che la generazione dell’attuale gruppo dirigente finisca e lasci il comando alle nuove. Non abbiamo tempo per tutto questo. Il nostro impatto non deve sentirsi tra dieci anni, ma ora. Per questo, dobbiamo partire da piccoli progetti e trasformarli in una catena. Non importa se siamo pronti o meno: dobbiamo farlo”.
  • Una delle loro attuali iniziative è Saving Rudolph, casetta presente all’interno del mercatino di natale “Magic City” della Luiss. Raccolgono vestiti consegnati volontariamente dalla comunità cittadina ed hanno un triplice scopo: donarli, rigenerarli e riutilizzarli.
  • L’idea è nata da un’analisi. Ad oggi, c’è un consumo rapido e diffuso di vestiario. Si comprano, cambiano, buttano vestiti ogni giorno, come avessero, stampata sull’etichetta, una data di scadenza. L’industria tessile è diventata, per questo motivo, la seconda più inquinante al mondo, dietro soltanto a quella petrolifera. L’obiettivo è quello di “sensibilizzare verso un consumo più responsabile, maturo e ragionato”.
  • Parlano di Natale, lo vedono come una festa perfetta per conciliare l’atmosfera festosa con la sensibilità. “Il Natale è un’occasione di condivisione, il momento più familiare ed intimo dell’anno. La famiglia si riunisce e c’è la possibilità di un incontro generazionale, nel quale scambiare idee con parenti e persone che la pensano in modo diverso da noi. È poi un evento consumistico. Si tende a fare e ricevere molti regali. Crediamo sia il momento giusto per far aprire gli occhi alle persone”.
  • Si avvicina l’anno nuovo, ed è dunque tempo di buoni propositi. YoungEthos ci lascia i loro. Tra idee diverse e originali, una spicca sulle altre: “Partire dalle piccole azioni”.
  • Un impegno che tutti si possono prendere. Prestare attenzione alla raccolta differenziata, limitare l’utilizzo della macchina, comprare meno plastica possibile.
  • Gesti innocui, ai quali spesso non facciamo nemmeno caso.
  • “C’è bisogno che tutti si impegnino. Si tratta di noi, della nostra vita, della nostra quotidianità. Da soli non siamo nessuno, insieme possiamo davvero fare la differenza”.
  • Articolo a cura di Nicola Corradi e Alessia Perretti
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