19 novembre 2018 - 3:34
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Il Ring: lo scandalo Evian

L’acqua Evian: l’ennesima polemica inutile

In Italia, si sa, il calcio è considerato lo sport nazionale. Quest’affermazione, seppur sicuramente vera, non rende però il giusto merito a un’altra attività praticata a livello capillare in tutto il nostro Paese, ossia indignarsi e creare una polemica nuova ogni settimana. Ora, senza voler includere discussioni che potrebbero rientrare in questa categoria a causa del livello delle argomentazioni di una delle due parti, ma che saranno escluse a causa della sensibilità e dell’importanza del topic affrontato – basti pensare al surreale dibattito sui vaccini, che non può essere assolutamente trattato con la leggera ironia che caratterizza questa introduzione –, si può stilare una breve “Best of” di questi ultimi mesi. In una classifica di questo tipo, i posti d’onore sono sicuramente riservati a dei mostri sacri come: la legge sui sacchetti biodegradabili, l’immoralità del contratto di Cristiano Ronaldo, i 9 euro da spendere per bere un bicchiere di spremuta d’arancia da Carlo Cracco, la pizza dello stesso Carlo Cracco, il presunto eccessivo supporto di Sandro Piccinini nei confronti della Francia durante la finale del mondiale e, facendo un salto indietro fino al 2016, la foto di Elisa Di Francisca con la bandiera europea durante la premiazione olimpica e il boicottaggio di Findus e Vileda, rei di sponsorizzare un programma ritenuto eccessivamente di parte da una certa fazione politica.

Questi esempi, insomma, dimostrano una certa tendenza all’indignazione facile –ma anche estemporanea, dato che tutte queste polemiche, dopo alcuni giorni roboanti, si sono tutte spente nel giro di un paio di settimane – da parte di una fetta della popolazione italiana. Per questo motivo, si dovrebbe essere poco sorpresi nell’apprendere che il nuovo fenomeno da prendere di mira, in questi giorni, riguardi il prezzo di una bottiglia d’acqua. Si sta parlando, ovviamente, dell’ormai celebre bottiglia Evian personalizzata da Chiara Ferragni, venduta al dettaglio al prezzo di 8 euro e diventato un caso di portata così grande da approdare perfino in Parlamento, dato che il senatore Giampietro Maffoni (FDI) ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri dell’Ambiente e dell’Istruzione Sergio Costa e Marco Bussetti.

Volendo spezzare una lancia a favore di chi, in questi giorni, ha espresso critiche e ha protestato con abbastanza veemenza, si può affermare che un prezzo così alto possa lasciare alquanto interdetti trattandosi di una bottiglia d’acqua. Passata questa comprensibile reazione iniziale, però, si sarebbero dovute innescare delle riflessioni tali per cui, dopo qualche minuto, si sarebbe dovuta capire la situazione nella sua interezza.  L’unica protesta logicamente coerente, infatti, non riguarderebbe soltanto la bottiglia Evian, ma avrebbe un respiro molto più generale. Sarebbe totalmente legittimo, infatti, sostenere che l’acqua sia un bene pubblico e, per questo motivo, debba essere gratis e a disposizione di tutto. Annunciando questo, si sottintende il rigetto totale del consumismo e della società basata sul mercato e sul profitto. In questo modo si avrebbe una posizione sicuramente criticabile e per molti opinabile, ma quantomeno costruita con coerenza.

Tutto ciò, però, non si può applicare al 99% dei protestatori protagonisti di questa vicenda. Nel loro caso, la critica è rivolta solo ed esclusivamente alla bottiglia in questione. Nessuno di loro, infatti, ha mai pensato di protestare quando, andando al supermercato, vedeva una serie di bottiglie costare più o meno un euro (ancora di meno, in caso si vada al discount). Se, per la stragrande maggioranza delle persone, va bene che una compagnia privata tragga un ricavo di €1 per ogni bottiglia venduta, non si capisce perché si debba fare un discorso diverso per un ricavo di €8. Il fatto che il prezzo sia molto più alto è un’argomentazione non sufficiente per una serie di motivi: innanzitutto, Evian non ha deciso di istituire nessun cartello con le altre compagnie del settore, decidendo di vendere tutte le bottiglie a 8 euro. In quel caso, le proteste sarebbero legittime, trattandosi di reato. Nondimeno, una situazione del genere è alquanto improbabile per il mercato di un bene di prima necessità, dato che non si è in una situazione di oligopolio, bensì di concorrenza, rendendo molto difficile il cartello. Dato che ci sono decine di marche tra cui scegliere, e tutte loro vendono l’acqua al prezzo comunemente ritenuto normale (ma anche su questo torneremo tra poco), il consumatore non è obbligato in alcun modo a dover spendere una cifra che ritiene eccessiva per comprare un bene importante come l’acqua.

Inoltre, bisogna ricordare che il prezzo di un bene non viene scelto in maniera casuale. In caso di concorrenza perfetta, l’impresa è addirittura price taker (non ha voce in capitolo in quanto a stabilire il prezzo di mercato, N.d.R.); in altri casi, invece, le aziende ragionano nell’unico modo razionalmente possibile, ossia cercando di massimizzare i profitti – cosa che fa anche l’impresa in concorrenza perfetta, decidendo la quantità giusta da produrre. Guardando la bottiglia del discount e quella della Evian personalizzata dalla Ferragni, quindi, non si deve pensare che le due aziende stiano agendo secondo principi diversi. Certo, le modalità non sono particolarmente similari, ma il ragionamento di base è identico.

Infine, va sottolineato come la Evian sia una compagnia che punta da anni a ritagliarsi una fetta di mercato abbastanza esclusiva tramite la partnership con marchi e personaggi noti. Qualche tempo fa, ad esempio, aveva collaborato con Kenzo, la celebre casa di moda francese fondata dallo stilista giapponese Kenzō Takada. Anche in quel caso, il prezzo di una bottiglia d’acqua era di 8 euro.

Il fatto che questa politica sia in atto da anni dovrebbe far intuire che si sia rivelata di successo, e i dati confermano questa impressione. Nel centro commerciale “La Rinascente”, a Milano, le bottiglie sono andate letteralmente a ruba e sul sito acquedilusso.it (sì, evidentemente c’è un mercato molto florido di acque particolarmente costose) ci sono state vendite da record.

L’acqua è un bene prezioso e ci sono vaste zone del mondo dove scarseggia o è del tutto assente. Questo problema è incredibilmente serio e i governi devono affrontarlo con fermezza e in tempi brevi. Prendersela con un’edizione limitata di bottiglie d’acqua che, anche nella versione standard, sarebbero comunque finite nei ricchi mercati occidentali, o con la Evian, però, significa puntare il dito contro i soggetti sbagliati.

a cura di Stefano Pasquali

L’acqua della Ferragni: business o salute?

Negli ultimi giorni sta facendo molto parlare l’immagine della nuova acqua minerale Evian brandizzata con il logo della azienda dell’imprenditrice digitale più acclamata al momento: Chiara Ferragni. La nota influencer, infatti, ha lanciato una serie limitata di bottiglie di 75 cl acquistabili al modesto prezzo di 8 euro ciascuna. La cifra, spropositatamente alta, è diventa oggetto di critiche e indignazione sul web.

L’acqua è un bene prezioso ed essenziale per la sopravvivenza dell’intera umanità. È impensabile guadagnare su una risorsa che dovrebbe essere aperta ad ogni singolo individuo e addirittura metterci sopra un marchio solo per aumentare i propri tornaconti economici. Perché è questo che vuole la Ferragni: creare una campagna imprenditoriale per far accrescere la sua immagine, di cui ne ha fatto un vero e proprio lavoro. Di certo non possiamo scaricarle la colpa del costo di un’acqua già di per sé elevato, ma avrebbe potuto sicuramente interrogarsi sui tanti problemi che affliggono l’umanità, come la salvaguardia di tanti bambini nel mondo che perdono la vita proprio a causa della mancanza di beni primari come l’acqua o per infezioni batteriche di grave importanza per aver bevuto da fonti inquinate. Basti pensare che anche in Italia un terzo degli abitanti non ha un accesso regolare all’acqua potabile e bevono acqua non depurata.

Ormai al mondo d’oggi non compriamo più ciò che mangiamo, beviamo, indossiamo, ma il marchio dei loro prodotti. E sicuramente la firma della fashion blogger più famosa del momento ha un alto valore.

L’uomo sta diventando schiavo dei social, alimentando con i suoi like un business sbagliato che potrebbe avere conseguenze negative nei prossimi decenni. Chiara Ferragni potrebbe usare la sua forza di persuasione per indirizzare i suoi investimenti in una direzione differente.

A lungo andare, con tutti questi dissesti idrogeologici, l’uomo pagherà a caro prezzo non l’acqua Evian firmata da Chiara Ferragni, ma l’acqua che esce dai rubinetti delle nostre case.

a cura di Sophie Menna

 

Andrea Gradi

Andrea Gradi

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