19 novembre 2018 - 4:39
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IL RING: Ddl Fiano

Virginia della Torre VS Giuseppe Spataro

 

Virginia della Torre – Ddl Fiano: …e la libertà di espressione?

«Sono contrario all’abbattimento di monumenti […] ma l’abrasione della sola scritta è giusta». Emanuele Fiano, primo firmatario del Ddl “concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazi-fascista”, approvato il 12 settembre scorso alla Camera con 261 voti favorevoli, risponde così ad una domanda di Luca Telese in un’intervista a Mattino 24 in onda su Radio 24. Subito dopo il dietro-front tramite Il Tempo: l’idea è di Luciano Violante e la proposta di legge (ora passata al Senato) non prevede l’abrasione di alcuna incisione – per fortuna o purtroppo per Fiano.

Ciò che invece la proposta del deputato del PD comporterebbe è la punizione con la reclusione da sei mesi a due anni (la pena aumenta se utilizzati strumenti informatici o telematici) per chiunque faccia propaganda di immagini o contenuti propri del PNF; non solo, ma anche produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni di consumo raffiguranti Mussolini verrebbero considerati reato. Fiano precisa che le “opinioni” non sarebbero punite e che dichiararsi “fascista” o “mussoliniano” non sarebbe un crimine. Ma qual è il confine fra il poter credere in ciò che si vuole e il fare propaganda? Si può ascoltare Faccetta Nera, secondo Fiano, o inneggiare al fascismo, purché lo si faccia sostanzialmente in privato, dato che condividere pubblicamente il proprio pensiero mediante un qualunque social network (dove, si ricorda, condividiamo ogni aspetto della nostra vita) è ritenuto gesto propagandistico. Dunque – verrebbe da domandarsi – che senso ha avere la libertà di simpatizzare per l’ideologia del PNF se bisogna farlo in segreto, ancora oggi di nascosto?

22656658_10212589848493269_1582918960_nSebbene la “legge-Fiano” rimarchi il concetto di reato di apologia del fascismo/nazi-fascismo, i limiti di espressione in tal senso esistono a partire dal 1952, quando fu approvata la legge Scelba, attualmente in vigore. All’epoca l’Italia era appena uscita da un conflitto cruento in cui le decisioni di Mussolini la avevano trascinata. Ma è possibile che in oltre settant’anni non sia cambiato niente? Possibile che ancora sia un reato l’apologia del fascismo? Allora aveva ragione Leo Longanesi quando scriveva: «Che strana democrazia è mai quella che vieta di rimpiangere una dittatura».

Il punto non è tanto se sia giusto da parte di Violante proporre l’abrasione della scritta “dux” dall’obelisco del Foro Italico, o se sia giusto da parte di Fiano promuovere un disegno di legge così restrittivo; il punto è che nel 2017 è impensabile che in uno Stato civile la libertà di espressione venga meno e che la damnatio memoriae sia una pratica tragicamente ancora attuale.  Perché ciò che Violante ha proposto è di fare come ai tempi dei romani, quando alla morte di un imperatore ritenuto incapace o tirannico venivano abrase tutte le incisioni, cancellato il suo volto dagli affreschi, cambiati i nomi dei parenti di costui. Eppure, la damnatio memoriae di Caligola, Nerone e Commodo non ha fermato, per esempio, Domiziano e Costantino II dall’essere tiranni anch’essi.

Una dittatura totalitaria – qualunque essa sia – è da condannare,  questo è certo. Ma non poter parlare liberamente di ciò che è stato nel nostro Paese meno di un secolo fa è assurdo: proprio perché non siamo più sotto un regime dittatoriale dovremmo essere liberi, liberi di criticare, di esprimerci, di cercare qualcosa di buono. Se per prima la democrazia non ci garantisce questo, perché mai dovrebbe essere migliore di ciò che l’ha preceduta?

Il Fascismo è, in Italia, l’argomento tabù per eccellenza. Tuttavia vivendo in una realtà che all’apparenza si mostra liberale (e democratica) in tutto, non sarebbe giusto dare modo a ciascuno di farsi una propria opinione? Farsela davvero – il che comprende anche il poterne parlare apertamente e in pubblico? Io credo di sì e per questo non mi basta conoscere la miriade di orrori del Fascismo da cui abbiamo l’obbligo morale di discostarci: voglio sapere anche i pro. E li riporto di seguito perché in una società democratica (come la nostra?) non si dovrebbe celare nessun aspetto del passato per rispetto nei confronti della Storia.

Qualcosa di buono, appunto, il Ventennio ce lo ha regalato e mi soffermo ad elencare ciò di cui tutt’oggi ancora godiamo. Per esempio, le molte città fondate da Mussolini a seguito delle bonifiche alle paludi (si pensi a Sabaudia e a Latina), l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (I.N.P.S.), quello per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (I.N.A.I.L.), la creazione di Via dei Fori Imperiali e di case popolari nel quartiere della Garbatella a Roma, l’inaugurazione delle stazioni di Milano Centrale e di Firenze Santa Maria Novella. E tanto altro ancora.

Non inneggio al Fascismo, anzi, ritengo che sarebbe anacronistico farlo. Ma mi rifiuto di gettare nell’oblio una parte consistente della storia del Mio Paese e rivendico – in quanto cittadina italiana – il diritto di dire ciò che penso. Ecco tutto.

 

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Giuseppe Spataro – Perché il DDL Fiano ha senso oggi, sopratutto oggi

22635253_10212589914974931_1314750954_nPoco più di un mese fa è stato approvato il Disegno di Legge a firma Fiano che punisce il reato di apologia del fascismo. Un intervento legislativo che sembra colmare la pluridecennale lacuna, nata dalla mai avvenuta applicazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, e che completa la ormai inefficace legge n. 645 del 1952, anche detta “Legge Scelba”.

Molti si chiedono dell’utilità di questa nuova legge. Molti ne reclamano il carattere autoritario. Viene criticata di fatto la volontà anti-liberare di censurare il diritto di espressione, anche nei casi in cui significa tollerare idee apertamente antidemocratiche.

Eppure, in altri paesi la legislazione è molto più severa della nostra in tema di apologia del nazifascismo. Basta riportare il caso della Germania, stato emblematico per la sua storia e la sua similarità con il nostro passato. In Germania, l’apologia di nazismo è punita dal codice penale con pene fino a tre anni di carcere: chi ostenta pubblicamente saluti romani o svastiche rischia grosso. Paradossalmente, nel 2010 a Berlino un uomo è stato arrestato dalla polizia perché accusato di aver addestrato il suo cane, nel privato della sua dimora, a compiere il saluto nazista a comando. Lunga e travagliata è stata la storia della censura in terra tedesca. Oltre a fumetti, libri e film, per controllare le pubblicazioni del famoso testo di Hitler “Mein Kampf”, il governo della Bavaria come entità statale, ne detiene gelosamente i diritti d’autore.

Il problema fondamentale con il nazifascismo è che, a differenza di altre dottrine politiche, rifiuta in maniera categorica la prassi democratica: foraggiare il fascismo significa dunque, indissolubilmente, alimentare quel cortocircuito in cui i diritti di un regime liberale danno il via a quelle forze politiche che un giorno potranno eliminare quel regime stesso. Spesso si ignora infatti come sia il fascismo in Italia che il nazismo in Germania abbiano conquistato il governo del paese per vie “democratiche”.

Nonostante tutto, per molti è solo una bella lezione di storia, da relegare nei libri di testo, e che non rappresenta una vera minaccia ai giorni nostri. Ma è davvero così? Non sembra, al netto delle operazioni di esposizione mediatica che certi movimenti della destra sociale stanno ricevendo in questi giorni. È noto infatti ai più come CasaPound in questi giorni stia organizzando nella sua sede nazionale incontri con i più noti giornalisti, come Mentana, Formigli e Porro, incontri in cui di fatto il giornalista in questione elogia l’operato di questa organizzazione, distinguendola da “certa destra settaria”, e rivendicandone la legittimità a sedere tra le forze politiche democratiche di questo paese. Tutto molto bello, se non fosse che CasaPound Italia rimane una forza politica di matrice violenta: tra il 2011 e il 2016 , fra militanti e simpatizzanti di CasaPound, sono stati arrestati in 20. In pratica, mediamente ogni tre mesi uno è finito in manette. Nello stesso periodo i denunciati sono stati 359: uno ogni cinque giorni. Senza contare le violenze compiute da militanti operanti all’interno delle tifoserie calcistiche, dove il movente sportivo maschera ben altro.

Alla violenza inneggiano le canzoni della loro band di riferimento, gli ZetaZeroAlfa (è ormai celebre il verso “Nel dubbio mena e vedrai vivrai di più!”), e il loro manifesto politico è deliberatamente ispirato a quello Sansepolcrino di Verona del 1943, base ideologica della Repubblica Sociale Italiana. Minacce e intimidazioni per i più, ma questo i suddetti giornalisti non lo sanno, e in nome di un pluralismo illimitato e incondizionato cercano di riabilitare forze macchiate di condanne per violenza politica.

In questo quadro si inserisce la legge Fiano: una legge forse goffa nei modi, che non estirpa alla radice i mali del fascismo, che forse sbaglia nel suo impianto eccessivamente proibizionista. Detto questo, rimane una legge che in questi tempi di riabilitazioni alquanto discutibili e crescita di populismi altrettanto pericolosi, rappresenta un monito, un dito alzato a ricordarci che no, non vogliamo e non vorremo mai il cortocircuito delle nostre istituzioni democratiche.

Redazione

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Un commento

  1. Bravissima Virginia!

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