8 Dicembre 2019 - 7:37
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Il nuovo MES è davvero un “Fondo ammazza stati”?

In questi giorni il dibattito politico è esploso, per l’approvazione della riforma del MES da parte del presidente del consiglio Conte. Senza entrare nel merito della condotta del premier, è opportuno soffermarsi su cosa sia il MES e su come lo si sta modificando

Il Mes o meglio conosciuto come Meccanismo Europeo di stabilità o Fondo salva stati è un’ organizzazione internazionale nata verso la fine del 2011 in sostituzione del Fondo europeo di stabilità.

Il ruolo del MES è abbastanza intuitivo, è infatti uno strumento di assistenza finanziaria ed economica in favore degli Stati membri che vengono colpiti da crisi finanziarie, tra i primi ad averne usufruito abbiamo la Spagna e la Grecia, ma anche Irlanda o Cipro.

Chiarito, quantomeno a grandi linee, cosa fa il MES è opportuno chiarire il come vengono svolte tali attività e quali modifiche sono tutt’ora in discussione.

Il MES concede prestiti per assicurare assistenza finanziaria a stati in difficoltà e acquista titoli a condizioni molto severe. Queste ultime possono spaziare da correzioni macroeconomiche al sistema dello stato aiutato fino al costante mantenimento di condizioni di ammissibilità al Fondo individuati da trattati Europei.

Lo stato viene messo sotto la costante guardia della Troika europea che deve valutare il lavoro svolto dallo stato e la possibilità che questo restituisca i soldi ricevuti. Il fondo quindi emette strumenti finanziari oppure può acquistare titoli dell’eurozona e concludere accordi con istituti privati in aiuto dello stato in difficoltà, mantenendo però il diritto di essere rimborsato per primo di quanto fornito allo stato.

Visto ora per sommi capi come lavora il MES, quali cambiamenti si stanno discutendo tali da giustificare la paura dell’opposizione italiana?

La modifica del MES prevede in primo luogo una differenziazione per ciò che concerne l’accesso a questo strumento, in pratica si prevede la possibilità, per gli stati che rispettano determinati parametri, di accedere tramite una semplice dichiarazione di intenti ,mentre per gli stati meno virtuosi sarà necessaria una pratica più complessa e che fornisca maggiori garanzie al fondo. Si punta perciò ad evitare di perdere i propri capitali per permettere a taluni stati di spendere più di quanto possiedono perpetuamente contando sempre in aiuti esterni. Di per se non è negativo che si eviti lo sperpero di soldi da parte dei singoli stati, il problema è che questa valutazione avvenga ex ante da parte del MES non tenendo conto di tanti fattori che possono rendere le situazioni di due stati profondamente diverse.

Una seconda, ma non meno importante novità è relativa alla possibilità che il MES possa intervenire, prestando le risorse necessarie, in aiuto degli istituti d credito in difficoltà scoraggiando la speculazione degli istituti finanziari.

In ultimo va di sicuro citato uno degli aspetti più preoccupanti di questa “riforma” ovvero la semplificazione della procedura volta a ottenere la ristrutturazione del debito sovrano di uno stato che adesso prevede una maggioranza singola della assemblea degli azionisti e non più doppia.

Ma adesso cerchiamo di capire perché questa riforma viene così fortemente criticata dall’opposizione italiana

Il nuovo accordo sul MES è “accusato” di aiutare Deutsche Bank tramite la possibilità di intervenire con fondi a tassi agevolati per gli istituti di credito in difficoltà. In realtà questa critica appare debole perché il sistema che si vuole introdurre nel MES è in discussione da anni e non si è atteso un rarissimo momento di difficoltà di una banca tedesca per inserirlo, anche perché ,va ricordato, il più grande finanziatore del MES è proprio la Germania. Tale sistema di aiuto, detto “backstop” è pertanto un sistema assolutamente valido, che non favorisce banche ad personam, ma di cui anzi possono beneficiare molti istituti i credito in crisi (come ad esempio Carige in Italia entrata in crisi poco tempo fa ).

Un ultimo punto contro il funzionamento del MES è che esso sia guidato da tecnocrati che lo guidano come se fosse una banca privata , che tengono poco conto del ruolo di questa organizzazione internazionale nella economia dei singoli stati. È vero che il MES viene gestito da tecnocrati, tuttavia le decisioni vengono prese da un pool di rappresentanti dei governi dei 19 paesi dell’Eurogruppo insieme ad altri membri che sono i ministri delle finanze dei singoli stati. Va detto però che il ruolo del MES è troppo importante e delicato, pertanto è fondamentale venga svolto con attenzione e rigore per salvaguardare sia i conti dei singoli stati che contribuiscono a finanziare l MES sia i risparmi dei singoli cittadini, costantemente minacciati da crisi economiche e bancarie dei singoli paesi.

In conclusione non può, il MES, esimersi da importanti valutazioni economiche nello svolgere la propria funzione e perciò appare dunque sensata la scelta di affidarlo ad economisti esperti.

Articolo a cura di Marco Lauro

 

 

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