20 Gennaio 2020 - 12:55
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Il Natale come Yomo (e non è lo yogurt) 

Il Natale! Che festa meravigliosa, coinvolgente, luminosa… Occasione per mangiare bene, passare del tempo con i propri cari, magari scartare qualcosa sotto l’albero e chi più ne ha più ne metta.

Certo ai tempi dei nostri nonni la celebrazione natalizia era sicuramente più sentita, consisteva in un’occasione per condividere con amici e parenti risorse che non sempre erano nella disponibilità quotidiana di tutti. Il Natale si presta a tante interpretazioni: per i più religiosi trova il suo fulcro nella nascita del bambin Gesù, per i più goliardici è semplicemente un’occasione per mangiare e bere fino non riuscire più ad alzarsi da tavola, i sentimentali apprezzano il momento di gioia e condivisione con i propri cari… ma una delle categorie più interessanti sono i cosiddetti “condannatori del consumo” o “disertori”, i quali sono i primi a lanciare giudizi trancianti riguardo al lato estremamente consumista e sprecone della festa in questione; categoria curiosa, alla quale però alla fine dei conti non dispiace scartare il famoso pensierino il 25 dicembre. 

C’è però un altro aspetto da considerare, quello del Natale nella veste più chic, ostentativa e pretenziosa che si possa immaginare: quello del mondo dei social. Siamo sinceri, questa festa in origine così pura e dal profondo significato religioso si è trasformata, tramite le foto su Instagram, i tag, i tweet in una vera e propria gara a chi ha l’albero più alto, a chi andrà in vacanza nel posto più esotico o a chi riceverà l’ultimo iphone sul mercato.

La sindrome si chiama Fomo, “The Fear of missing out” ed è un concetto generico nel quale il Natale è stato completamente inglobato; la traduzione italiana è “La paura di perdersi qualcosa”. Certo probabilmente è una corrente che fa parte di una società già ampiamente preda di presenzialismo e autoaffermazione sui social, ma quanto sarebbe bello adottare la strategia opposta?meno foto, meno finti auguri, meno guardare cosa accade nelle vite degli altri e preoccuparsi dei propri, di affetti. Almeno questo Natale facciamo una cosa diversa, proviamo a fare Yomo: “The joy of missing out” e cioè “Il piacere di stare spento”. 

 Articolo a cura di Silvia Lodovichi

Redazione

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