15 dicembre 2017 - 3:16
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IL DILEMMA DELLA SINISTRA

In queste settimane si è consumata l’ultima separazione interna al Centro-Sinistra. Un gruppo di parlamentari del Partito Democratico si è distaccato, formando il “Movimento dei Democratici e Progressisti”. Il nuovo partito, capeggiato da Enrico Rossi e Roberto Speranza, si propone come un nuovo garante delle fasce più deboli della popolazione. Queste ultime, secondo la loro opinione, dimenticate dal PD di stampo renziano.

Il Partito Democratico: una reazione di sintesi, avente, come reagenti, realtà politiche sorte dalle ceneri della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista. Un composto già eterogeneo al momento della sua costituzione. Il PD ha rappresentato il Centro-Sinistra italiano nei precedenti 10 anni, riuscendo a governare negli ultimi quattro. Un risultato che, comparato con le prestazioni elettorali delle diverse formazioni di Sinistra, a decorrere dal 1994, è soddisfacente. Tuttavia, compiendo un’analisi più completa e sistematica, si possono osservare due fattori che hanno determinato tutto ciò: una tripartizione del parlamento, in controtendenza al bipolarismo dell’età berlusconiana, e l’arrivo di una figura dirompente nel panorama politico, ossia Matteo Renzi. Una figura nuova, capace di incanalare le insoddisfazioni della classe media in un bacino elettorale, che lo ha portato, dal nulla, a contendere la leadership a Pierluigi Bersani nel dicembre 2012 e a conquistare la Segreteria del Partito nello stesso mese del 2013. Una scalata più repentina era riuscita solo a Silvio Berlusconi, in tutt’altro periodo storico.

L’elezione di Renzi a segretario del partito avvia un rinnovamento della classe dirigente dei democratici. Si circonda di uomini fidati e una buona parte del partito lo segue. Ma rimane una minoranza che lo guarda con diffidenza, aspettando le mosse future. Queste ultime sono la serie di riforme che hanno caratterizzato l’ultimo esecutivo. E proprio dalle leggi emanate, indipendentemente dal criterio di giusto o sbagliato, emerge una palese crisi di identità del Centro Sinistra. Da un lato, leggi riformiste sui diritti della persona, come quella sulle Unioni Civili e il divorzio breve; dall’altro, provvedimenti liberisti come quello sull’articolo 18 e l’abolizione della tassa sulla prima casa. Tutto ciò, passando per riforme che non hanno un chiara matrice politica, come la cosiddetta “Buona Scuola” o la riforma costituzionale, bocciata dal conseguente referendum.

Non è dalle parole, dalle discussioni o dalle liti che si carpisce la crisi di identità della Sinistra italiana, ma dai fatti, come quelli suddetti. Il dilemma della Sinistra, dalla fine delle grandi lotte per i diritti civili e del comunismo in Europa, non sa cosa seguire e come essere. La soluzione renziana può essere riassunta come una “Sinistra borghese”, che, pur essendo innovativa, si scontra con un ossimoro forse troppo grande da risolvere. Certamente è un’evoluzione che ha procacciato e potenzialmente può ancora procacciare voti da una buona parte dell’elettorato italiano, sempre più liquido e meno ancorato ad ideologie e valori. Tuttavia, da questa tipologia di politica deriva una contingenza e una mutevolezza, dettata dalle preferenze sociali, difficili da conciliare in un partito. Perciò, molte personalità storiche del PD e della Sinistra hanno esternato la propria insofferenza, con le conseguenti scissioni.

Ma quali sono le alternative? Dai discorsi delle varie personalità politiche si evincono termini ricchi di significato. Parole come lavoro, povertà, scuola, pensioni sono descritte sotto una luce egualitaria e riformista, ma senza la formulazione di progetti concreti. Le frange più radicali della Sinistra sognano una Sinistra modello Syriza, il partito greco di Alexis Tsipras, al governo in Grecia. Tuttavia è già presente un’altra forza politica che ha ricoperto quel ruolo, ovvero il Movimento Cinque stelle. Quest’ultimo ha già ottenuto il consenso di quei cittadini scontenti, abbandonati dalla stessa Sinistra.

La politica necessariamente cambia e con essa i partiti. Per quanto possa essere biasimata e ignorata, in democrazia, costituisce lo specchio, il quadro, l’ombra della società civile. Di conseguenza, la Politica, ovvero la nostra rappresentanza, non farà altro che continuare a fare ciò che ha sempre fatto: rappresentarci.

A cura di,

Eugenio Baldo

Redazione

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