20 gennaio 2018 - 4:14
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adi

Haters are gonna hate, hate, hate…Let them “rosichate”!

Adele Brunitto, classe 1994, il 23 Luglio 2014, a soli 21 anni si è laureata in International Management con votazione 110 cum laude. Adele è la più giovane laureata magistrale made in Luiss ed una delle più giovani in Italia ad ottenere il pezzo di carta più ambito, bruciando le tappe, in tempi record … ma forse questo lo sapevate già dato che la notizia ha fatto il giro della rete: dalla pagina facebook della nostra università, al Corriere della Sera, da Repubblica a Rainews, dall’Ansa all’Huffington Post. Insomma, lo scorso giovedì giornalisti e fotografi di testate nazionali hanno presenziato, a mio avviso in modo davvero inappropriato (ma questa è solo la mia insignificante opinione), al “grande giorno” della piccola Adele – neppure il tempo di uscire dalla Sala delle Colonne dopo la proclamazione che Adi è stata presa d’assalto per le interviste. Ma vabbè, tutto è bene quel che finisce bene, direte voi, in fin dei conti un po’ di popolarità non ha mai ucciso nessuno, anzi. Ogni cosa però ha un prezzo, la visibilità, soprattutto nell’era dei social media porta sempre con sé valanghe d’odio, di banalità e luoghi comuni, da parte di individui/caproni che, passatemi il termine, semplicemente ROSICANO.

E se Adele è una signora e non perde tempo a rispondere alle malignità, ci penso io, che non sono una signora e soprattutto sono una che quando legge scempiaggini “perde la brocca” molto facilmente. Inoltre, mi dispiace che la vita privata ed i sogni di Adele siano stati buttati in pasto ai leoni da tastiera del mondo virtuale, quando vuoi bene ad una persona e sai ciò che ha dovuto affrontare per arrivare al suo traguardo non si può che provar disgusto. Ricordo come se fosse ieri quando nel 2010 conobbi Adele e con grandissimo stupore scoprii che aveva solo 16 anni! Quella piccola e formidabile ragazza aveva vissuto fino ad allora negli Stati Uniti, aveva fatto la primina e concluso in soli tre anni il liceo; era ovviamente madrelingua inglese e parlava già fluentemente spagnolo, perché come mi raccontò durante un nostro viaggio a Minorca “quando da piccola mi trasferii in America non sapevo l’inglese e non conoscevo ancora nessuno, quindi per passare il tempo guardavo la tv sud-americana poiché lo spagnolo mi risultava più comprensibile”. Diventammo subito amiche, Adele mi raccontava spesso della sua vita americana in perfetto stile film made in USA e lasciava facilmente intuire come ciò che aveva costruito dall’altra parte dell’oceano le mancasse molto. Per tale motivo, ritornare in America era diventato il suo sogno, benché Adi si senta fortemente italiana il fascino di lavorare negli States è ormai il suo pallino (d’altronde come darle torto, questo “American dream” ci accomuna in molti). Adele desidera arricchire il proprio bagaglio culturale all’ estero ma spera nel long-term di tornare in Italia per mettere a frutto quanto imparato a servizio del nostro Paese.

 

Tornando indietro nel tempo, nel “lontano” 2013, dopo la laurea triennale  Adele sceglie di finire gli studi in Italia (per la gioia di noi amici) nonostante i genitori ed il fratello fossero costretti a ri-trasferirsi all’estero, rimanendo qui a Roma da sola a 19 anni e con i genitori a chilometri e chilometri di distanza. Ma agli haters del virtuale non interessa sapere di più, contestualizzare una storia, un’informazione, molti di loro neppure avranno letto per intero gli articoli dedicati ad Adele, ciò nonostante hanno tutti un’opinione, o meglio un insulto, pronto da sbandierare online. E così via libera ai “figlia di papà”, “raccomandata”, “eh certo, la Luiss è privata, basta che paghi”, “negli altri atenei mica si può fare”, “fatti un bagno di umiltà”, “restace negli USA” e così via.

Anzitutto, mi sono divertita moltissimo nel constatare che molti lettori hanno serie difficoltà a far di calcolo, dunque ho deciso di darvi una mano: uno studente medio ed in tempo se si laurea nell’anno accademico 2014/2015 è nato nel 1991; se ha fatto la primina, come Adele, sarà nato/a nel 1992; se la persona in questione poi ha fatto il liceo americano, che dura solo 4 anni, potrebbe arrivare ad indossare la corona d’alloro nonostante sia del 1993. Infine, rullo di tamburi, negli States se per meriti, accumuli crediti ed hai buoni voti puoi fare due anni in uno, ed è così che Adele ha finito il liceo a 16 anni (età in cui i leoni da tastiera, che oggi si permettono di vanificare il suo traguardo, al massimo andavano a farsi le canne o a giocare a pallone al parchetto sotto casa).

Solo il signor F., uno dei pochi commentatori “buoni”, ha colto il senso della storia di Adele: “Brava, non solo perché hai concluso bene e tempestivamente il tuo percorso, ma perché hai capito che devi andartene da questo paese (la P non se la merita questa italietta), dove se hai successo invece di essere apprezzato c’é sempre qualcuno a dire che sei stato raccomandato, se vinci sicuramente hai rubato, se sei bravo è perché hai avuto le possibilità per dimostrarlo. E’ un paese, dove mediocri e rosiconi, anziché lottare per eccellere, si nascondono dietro alibi tipici dei perdenti. Per ottenere i risultati, ci vogliono palle e sacrifici, non bastano un buon cognome e qualche raccomandazione. A parte Federico Vespa ovviamente.”

Non spetta a me dire e constatare se Adele è un genio, un cervello in fuga oppure no, dato che è mia amica e non sarei oggettiva, il punto è un altro, la storia di Adele forse non è un unicum, ma serve da exemplum: Adele è una ragazza ambiziosa, determinata e che ha saputo giocare bene le sue carte, invece di parcheggiarsi anni ed anni come molti connazionali all’università ha finito il suo percorso nei tempi prestabiliti (proprio perché la Luiss non è un giardino dell’eden ma un ambiente ultra-competitivo in cui andare fuori corso è economicamente molto, molto svantaggioso). Probabilmente altri studenti vorrebbero bruciare le tappe, penso a Luca il ragazzo della Sapienza che nel 2011, dopo solo due anni aveva terminato gli studi in giurisprudenza, ma nelle università pubbliche ciò non è permesso per stupidi cavilli burocratici. Figuriamoci però se all’italiano medio interessa concentrarsi su questo aspetto, no no vuoi mettere insultare una sconosciuta su facebook o la Luiss?! Il miglior passatempo per sconfiggere la noia di un pomeriggio di fine luglio.

Forse ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma in fondo non ne vale la pena, chi ti vuol bene Adi oggi è semplicemente felice ed orgoglioso di te! E come diremmo noi “ma che ce ne fott!” – Let haters rosichate!

That’s all folks! Andate in pace e non rosicate.

Luisa Marotta

Luisa Marotta
Laureata in Economics and Business e laureanda Management - Innovation and Entrepreneurship. Remember that if he's not reading what you write he's not reading you.  "You cannot connect the dots looking forward, you can only connect them looking backward"

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