26 Maggio 2020 - 5:06
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Esiste ordine al confine della soggettività?

Si può ancora dare un senso al carattere normativo della natura umana?

Lo sperimentiamo ogni giorno: il mondo ha una facciata ordinata e regolare. 

E’ possibile intuire ciò quando osserviamo il moto periodico degli astri o il succedersi delle stagioni, e formalizzare queste regolarità è il fulcro della ricerca delle leggi di natura, cioè di quelle espressioni nelle quali si condensa il minimo di parole possibili con il massimo delle informazioni. 

A seguito della nascita della scienza, tale scoperta è considerata il suo fine ultimo. 

Tuttavia, riguardo a cosa sia davvero una legge di natura non esiste ancora un accordo. C’è chi sostiene che si tratti del tentativo umano di ordinare tutto ciò che altrimenti risulterebbe privo di significato, e chi invece sostiene che l’ordine biologico sia oggettivo e del tutto indipendentedalla nostra osservazione. Si tratta di una disputa che ha radici molto indietro nel tempo e che si ripropone nuovamente ai giorni nostri in modo irrisolto, nonostante gli svariati tentativi di scienziati e psicologi di trovare metafore esplicative. L’ultima metafora in ordine cronologico potrebbe, per esempio, essere quella di “software”: se la natura rappresenta “l’hardaware“, allora le sue leggi sono il software a partire dal quale il mondo calcola il suo stato successivo da un istante all’altro.

 

La nascita del concetto di legge di natura avviene in epoca relativamente moderna, nel momento in cui la natura umana da normativa diventa descrittiva. Per Aristotele e Platone infatti si può parlare di legge soltanto in ambito della polis greca, infatti gli astri non seguono alcun tipo di legge e di conseguenza il concetto di leggedi natura dovrebbe per questo essere escluso a riguardo.

Nel cristianesimo non esiste una legge di natura che sia autosufficiente, dal momento che l’azione di natura presuppone sempre la creazione divina. 

E’ a partire da Cartesio che il concetto inizia a mutare: pur essendo vero che la realtà di un singolo rappresenta un tassello essenziale per dare origine al mondo, bisogna anche considerare che la natura si dispiega quasi autonomamente. Proprio in questo modo i fenomeni si possono studiare prescindendo dal momento iniziale. A dare il colpo di grazia al concetto di legge di natura normativa è l’affermarsi dei modelli meccanicistici dell’universo in virtù dei quali la macchina che esegue i movimenti non può essere considerata dotata di capacità mentali autonome ma soltanto automatizzate.

 

Il dibattito resta aperto riguardo a tale concetto. 

 

C’è chi dice che si potrebbe far coincidere la “legge di natura con la regolarità assumendo in questo modo una posizione di carattere minimalista.

Ancora più minimalista è chi nega in toto l’esistenza dileggi di alcun tipo poichè non esisterebbe nessuna teoria che le spieghi tutte. 

Una terza posizione è quella di chi considera la legge di natura come una relazione fra proprietà universali” che tutti i sistemi fisici hanno in comune e che ci permettono di riconoscerli. Si tratta, tuttavia, di una posizione di stampo prettamente platonico in quanto tali proprietàrisulterebbero scisse dallo spazio e dal tempo.

Comunque la si interpreti, nell’idea di legge è implicito il tentativo umano di minimizzare ciò che non si riesce a capire con ciò che non si riesce a costruire. Come già sopra detto, si può rappresentare metaforicamente la nostra società come un software che, nel suo connettersiuniversalmente e nel suo accesso al sapere onnisciente, rappresenta il tentativo più riuscito dell’uomo di avvicinarsi al divino.

Articolo a cura di Francesca Tinelli

Redazione

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