15 dicembre 2017 - 3:41
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“EMANCIPATIO” MODERNA

Il 26 Settembre 2014 si è svolta un’interessante conferenza in occasione del Festival del Diritto di Piacenza. Il tema “La donna protagonista e partecipe nella politica e nella vita sociale” è stato affrontato dalla direttrice del Tg3 Bianca Berlinguer, l’ On. Paola De Micheli del Partito Democratico, l’On. Elena Centemero di Forza Italia e il consigliere comunale di Piacenza Maria Lucia Girometta. La conversazione viene aperta da Bianca Berlinguer, la quale esprime tutta la sua preoccupazione riguardo la scarsa partecipazione femminile nella vita sociale, politica ed economica, di cui è concretamente responsabile la politica stessa. Numerosi passi in avanti sono stati fatti nel corso della storia, ma nel 2014 è impensabile che, soprattutto nel Meridione, ci sia un divario così ampio con il resto dell’Europa in termini di occupazione e partecipazione femminile. A tal proposito il “Corriere del Mezzogiorno” conferma che meno di una donna su 3, tra 15 e 64 anni, è occupata. Dato preoccupante che si analizza anche nei testi allegati all’ordine del giorno della seduta n. 308 della Camera dei Deputati di Lunedì 13 ottobre 2014, ove si affronta la forte recessione economica del Sud Italia, ed il conseguente aumento della disoccupazione. L’allarme riguarda soprattutto i giovani Neet, ossia quelli tra i 15 e i 34 anni non occupati e non impegnati in istruzione e formazione, che rappresentano la fascia più a rischio di esclusione sociale. A tal proposito, come recita una parte del suddetto testo, il Governo si impegna “ad affrontare con determinazione tutte le problematiche rilevate nel Mezzogiorno e ad assumere ogni opportuna iniziativa per porre in essere azioni incisive di politica economica per sostenere e rilanciare la crescita e l’occupazione del Sud dell’Italia, che appare evidente essere l’unica strada concreta per una vera ripresa che interessi tutta l’Italia”. E’ una problematica che riguarda ogni cittadino indipendentemente dal sesso, ma non si può negare che decisive sono le differenze di trattamento tra uomini e donne: lo stesso “Global Gender Gap Report 2013 “del World Economic Forum ha esaminato il problema delle pari opportunità in diversi ambiti, dalla sanità, alle possibilità di sopravvivenza, dall’accesso all’istruzione, alla partecipazione alla vita lavorativa, sociale e politica e l’Italia compare all’ultimo posto tra i Paesi europei ed è 71esima sui 136 Paesi analizzati. A tal proposito risulta fondamentale esaminare il significato del termine “emancipazione”: essa deve scaturire dalle stesse donne ed è necessario chiedere un ausilio giuridico – quote rosa e preferenze sono le prime questioni da porsi per la Berlinguer. Nel 1946 le donne hanno raggiunto il loro obiettivo, quello per cui hanno lottato per decenni: il diritto di voto divenne universale. Allora sorge una domanda: potrebbe essere decisivo un moderno moto delle “suffragette del XXI secolo” ? Ritorniamo quindi al concetto di emancipazione, l’etimologia latina del vocabolo “emancipatio” ci riporta all’istituto tramite il quale i figli ottenevano l’estinzione della patria potestà. Tale principio si trasla nel mondo odierno come la conquista di una libertà ottenuta scoperchiando le gerarchie, una “libertà da” prima che “libertà di”. La donna deve essere libera dai pregiudizi , dal timore degli uomini di essere “spodestati”, dalla paura di non riuscire a conciliare la famiglia con il lavoro e libera da chi definisce una donna professionalmente affermata una pessima madre.
Durante questo stimolante dibattito le quattro donne ospiti hanno trattato l’argomento basandosi sulla propria esperienza personale. L’onorevole del PD Paola De Micheli, vice presidente del gruppo parlamentare che ha il più alto numero di donne nella storia repubblicana, mette l’accento sull’importanza assoluta del percorso scolastico delle donne, dalla scuola dell’infanzia fino all’università, “la scuola e l’università sono il punto di partenza per coltivare le capacità delle giovani donne “.
Questione altrettanto cara all’ On. Elena Centemero di Forza Italia, la quale ha insegnato per diversi anni ed è attualmente membro della Commissione degli Affari Costituzionali e membro della Commissione delle Pari Opportunità all’interno del Consiglio Europeo. All’inizio era contraria alle quote rosa, ma col tempo ha cambiato la sua posizione. Maggiore libertà delle e per le donne non solo tra le sedie parlamentari, ma anche e soprattutto nelle piccole imprese, come asserisce Maria Lucia Girometta consigliere comunale di Piacenza: necessaria è la microimprenditorialità femminile e il rispetto della parità di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate e in quelli delle società a partecipazione pubblica. Basta al maschilismo, basta alla visione di una donna sottomessa al volere dell’uomo e basta all’insicurezza della donna, basta ai principi del nostro ordinamento che non vengono applicati: l’art. 3 della Costituzione Italiana parla di rimozione degli ostacoli che limitano la libertà dei cittadini, e quale ostacolo maggiore di una ingiustificata diffidenza verso il genere femminile e quale fonte di diritto più autorevole della carta costituzionale ? L’auspicio è quello di scandire il tempo non con le lancette dell’orologio, ma con i successi di una nuova “ rivoluzione” tutta in rosa che ci trasformi in donne madri del futuro e figlie del passato. Un esempio tra tutte è la prima donna che ha ricoperto la carica di Presidente della Camera dei deputati nella Repubblica Italiana, Nilde Iotti, la quale in una delle sue più celebre frasi che invita gli uomini politici, ministri , economisti ed amministratori locali “a fare i conti con la vita concreta delle donne”, un desiderio per nulla anacronistico.

Anna Pascale

Anna Pascale
Essere integerrimi e retti di fronte al male più insidioso : la corruzione . Essere determinati nel raggiungere il proprio obiettivo senza piegarsi a pratiche disoneste e avvilenti e continuare a sognare anche quando la vita sembra importi di non farlo . In conclusione : avere l'audacia di correre controcorrente anche quando i propri valori e principi appaiono non più " alla moda " .

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