26 Maggio 2020 - 5:34
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Editoriale 3.0, 2020

2020, nella mia testa quando leggo il numero di quest’anno recito come una filastrocca “venti venti”, il ripetersi di una parola che potremmo dire simboleggi quasi il succedersi di accadimenti spiacevoli. Nessuno di noi probabilmente avrebbe mai immaginato di collegare al secondo ventennio del nuovo secolo un inizio così turbolento come quello che non solo il nostro paese ma tutto il mondo sta affrontando.  

provando a fare un recap generale di tutto quello che è successo dal brindisi del primo gennaio inizierei così:

3 gennaio 2020, un drone americano uccide Soleimani, un potentissimo capo delle guardie rivoluzionarie iraniane, considerato il viceré dell’Iraq, della Siria, del Libano e di Gaza, l’uomo più temuto del Medio Oriente. Seguono giorni di grande tensione tra le due nazioni, durante i quali i soldati filo iraniani prendono d’assalto l’ambasciata americana di Baghdad e Donald Trump risponde a sua volta inviando nuovi soldati nella regione.

Uno scenario questo che secondo esperti di dinamiche internazionali si è presentato già altre volte nel corso della storia, per fortuna la situazione si è mantenuta (anche se a fatica) in equilibrio sull’orlo di un filo sospeso che, fortunatamente nemmeno stavolta ha ceduto.

8 gennaio, si scrive nella storia della famiglia reale inglese quello che è stato denominato il MEGXIT. Il principe Harry, duca di Sussex e sua moglie Megan Markle, duchessa di Sussex, dichiarano di voler lasciare la famiglia reale e di voler dividere il loro tempo tra Regno Unito e Nord America per poter avere una loro indipendenza finanziaria. Le intenzioni sono state quelle di “fare un passo indietro come membri della famiglia reale”. Uno scandalo decisamente inaspettato che ha infiammato i social media con meme e commenti per giorni soprattutto riguardo alle possibili ragioni che hanno spinto i due reali inglesi (anzi ex reali) a prendere questa decisione. Le grandi testate giornalistiche della zona hanno registrato questo evento come la nuova brexit in una Gran Bretagna “divisa per età e politica”.

14 gennaio, l’Australia brucia “come una fornace” a causa dei cambiamenti climatici. Temperature mai registrate prima, venti fortissimi e una violenta siccità sono stati i fenomeni più difficili da gestire. In quanto a danni provocati dalle fiamme si conteggiano attualmente più di duemila case devastate e un miliardo di animali morti tra i quali il trenta percento dei koala e dei canguri, simbolo iconico del paese.

Arriviamo a fine gennaio e una nuova notizia si aggiunge purtroppo alla lista, si comincia a parlare di un virus appartenente alla famiglia del coronavirus nella specie del rinominato covid-19. Questo compare a Wuhan, in Cina a dicembre ma solo l’11 gennaio è confermata la prima vittima in loco e il 13 gennaio il primo decesso fuori dai confini, in Thailandia. Poi si registrano casi, tra gli altri, in Usa, Francia e Italia.

Il 30 gennaio l’Oms dichiara l’emergenza globale.

Sembrava così lontana l’altra parte del mondo, eppure sono bastati pochi giorni affinchè la situazione si ribaltasse.

A fine febbraio il virus arriva anche in Italia e nel giro di due giorni si arriva a più di 20 province colpite, la maggior parte nel nord Italia. Col passare dei giorni i morti aumentano e arrivano i primi (tanto attualmente discussi) d.p.c.m., è stato proprio in questo modo che l’Italia ha cominciato a rallentare fino a fermarsi, come se da qualche parte qualcuno avesse schiacciato il tasto “stop” su un telecomando puntato dritto verso il nostro paese.

Una grande sfida si è posta davanti all’umanità nella forma di un’epidemia. Ed è così che ci siamo trovati a dover gestire sensazioni mai provate prima, in gran parte nuove soprattutto per le ultime generazioni.

In passato sono capitati terremoti, attentati terroristici, altri svariati cataclismi, crisi economiche ma mai un’epidemia, questo la nostra generazione non lo aveva ancora mai vissuto.

La verità è che la nostra Italia ha vissuto e sta vivendo tutt’oggiun momento critico, siamo sull’orlo di un abisso di cui abbiamo visto solo in parte il fondo e stiamo galleggiando sulla superficie del mare con una zattera.

Negli ultimi mesi è stata messa alla prova la capacità delle persone di essere solidali, responsabili e autocritici non solo per il proprio bene ma anche di quello di chi ci sta intorno.

Le nostre vite sono al momento inondate di nuove abitudini, con cui molti stanno ancora imparando a convivere.

Il nostro giornale in primis si è dovuto reinventare, riorganizzare, abbiamo potenziato e aumentato le attività sulle nostre piattaforme internet per offrire iniziative sia di intrattenimento che informative. Abbiamo e stiamo cercando di informare, rassicurare (quando si può) ma soprattutto stringere la mano virtualmente a tutti quelli che hanno il piacere di seguirci, per ricordarci che divisi come siamo in varie città non siamo soli, ma stiamo resistendo in tutti i modi possibili.

Con questa fase due inaugurata oggi, ripartiamo con cautela. E oggi ancora di più, c’è bisogno di coesione e sana collaborazione tra stato e cittadini.

Quello che mi auguro è che una volta superata anche la fase tre, tutti noi non ci dimenticheremo di questa situazione, di quello che abbiamo vissuto, regione attraverso regione, perché il punto di tutto questo non è l’etnia, la provenienza geografica, il dialetto di origine, non si tratta di nord e sud, è l’intera nazione che ci chiama ad essere uniti.

E’ un po’ ormai che il sano patriottismo è andato in ferie, e forse questo baratro in cui ci troviamo ce lo sta ricordando.

L’unica cosa che mi auguro è che gli italiani saranno più forti di questo virus anche quando sarà stato sconfitto.

Ricordiamoci che nonostante la paura, la psicosi, l’ansia e i pregiudizi il tempo non si è fermato, e nemmeno mondo, perciò facciamo in modo di non fermarci noi perchè questo anno non è ancora finito.

La direttrice,

Paola Nardella

Redazione

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