19 novembre 2018 - 3:34
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È TEMPO PER UN SISTEMA DI DIFESA COMUNE IN EUROPA?

La difesa comune è di nuovo un hot topic, Macron e Juncker spingono sull’acceleratore per complementare il progetto entro il 2025.

Diciamolo chiaramente, l’idea di una difesa comune non è mai passata di moda. Gli stati Europei dal piano Pléven alla PESC (inserita nel trattato di Lisbona) hanno sempre remato in direzione di una maggiore integrazione militare, senza mai però sbilanciarsi troppo verso la fatidica “soprannazionalità”. Qualcosa negli ultimi mesi sembra ingranare nel verso giusto, le ultime dichiarazioni dei leader europei e dello stesso Juncker sono inequivocabili: l’Europa militare unita si farà.

Il Presidente della Commissione ha annunciato che si tratta di un obiettivo dell’UE da raggiungere entro il 2025, intenzioni esplicitamente dichiarate anche da Macron in un recente convegno alla Sorbonne. Dopo Brexit sembrava che l’esistenza stessa dell’Unione fosse a repentaglio ma negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un rinato europeismo, alimentato dalla vittoria di Macron e dallo psicodramma della vittoria di Trump. L’alleanza con gli Stati Uniti è per il momento stabile ma il carattere, per lo meno inusuale, del nuovo Presidente statunitense, le dichiarazioni in campagna elettorale sulla NATO e il Russiagate hanno reso l’asse USA-UE meno scontato del solito.

In questo momento di transizione nella strategia di politica estera statunitense, l’Unione Europea è chiamata a garantirsi un certo spazio di manovra autonoma del tutto inesistente nella NATO. Il sistema di difesa nordatlantico è notoriamente guidato dagli Stati Uniti che negli ultimi anni hanno ricoperto il ruolo di “world policeman”. Trump però non è Obama, ha riorientato la politica estera USA verso un approccio più isolazionista e ha spinto dall’inizio del suo mandato per una maggiore contribuzione da parte degli stati europei nelle spese NATO.

In questo momento si prospetta per l’Unione un’opportunità politica imperdibile, acquisire autonomia strategica e maggiore efficacia nella difesa degli interessi comuni e delle frontiere europee. Il giovane presidente francese Macron si è già dimostrato disponibile a fare da motore trainante del progetto: con l’uscita del Regno Unito e una partnership militare si apre per la Francia la possibilità di ricoprire un ruolo ancora più di spicco all’interno dell’Unione. Si configurerebbe un’Europa economicamente trainata dalla Germania e militarmente guidata dalla Francia. Una volta concluse le negoziazioni per l’uscita del Regno Unito, la Francia rimarrà l’unico paese dell’UE con voto permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e armamentario nucleare: questi due punti a favore dei transalpini gli consentirebbero un enorme vantaggio per una posizione di leadership. Se la creazione di un budget comune per la difesa e la creazione di forze anti-terrorismo sembrano obbiettivi ambiziosi ma realizzabili in un breve periodo, la creazione di una vera forza armata europea sembra quasi un’utopia al momento. Creare una condivisa comune dottrina militare e una linea guida che accontenti tutti i governi assecondando i vari interessi nazionali sembra una sfida davvero epocale.

 

A cura di Arianna Colaiuta

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Un commento

  1. European Army will be the future not NATO.

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