19 Agosto 2022 - 14:19
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“COVID-19: L’INGHILTERRA PUO’ ESSERE CONSIDERATA UN’ELITE SANITARIA?”

Dalla definizione base di élite, intesa, secondo Treccani, come “l’insieme delle persone considerate le più colte e autorevoli in un determinato gruppo sociale, e dotate quindi di maggiore prestigio”, possono discendere diverse interpretazioni e accezioni. Ad esempio, esistono le élite politiche, sociali e intellettuali. Tuttavia, in un mondo attraversato dalla pandemia da Covid-19, è possibile parlare anche di élite sanitarie. Con questa espressione si possono intendere tutti quei paesi che si discostano dalla norma, dalla situazione sanitaria in cui tutto il resto del globo si trova, ovvero messi in ginocchio dal Coronavirus. Ma quali sono oggi le vere élite sanitarie? Partendo dal caso inglese, si può affermare che non sono tali quei paesi che possiedono un proprio vaccino (come gli Stati Uniti a cui appartengono Pfizer e Johnson e Johnson), bensì quelli che sono riusciti quasi del tutto ad arginare il virus e a tornare prima degli altri alla normalità.

Innanzitutto, è necessario partire dai fatti. Domenica 11 aprile 2021 tutte le testate giornalistiche nazionali e non annunciavano che il Regno Unito aveva raggiunto l’immunità di gregge. Secondo il quotidiano Il Giorno, nel loro articolo “Gran Bretagna, immunità di gregge a un passo. Così gli inglesi sono usciti dalla pandemia”,

La Gran Bretagna raggiungerà l’immunità di gregge in settimana, forse già nella giornata di domani. Lo ha annunciato il ministro della salute inglese Matt Hancock giustamente orgoglioso. “Gli sforzi stanno pagando”, gli ha fatto eco il premier Boris Johnson annunciando un lento ma graduale allentamento delle restrizioni […] Oggi il Regno Unito è ai primissimi posti nella speciale classifica mondiale delle vaccinazioni che al contrario vede l’Europa arrancare tra ritmo di vaccinazioni lente e dosi che non arrivano.

La Gran Bretagna, quindi, ad aprile 2021, dopo più di un anno che combatteva con il Coronavirus, è riuscita a sconfiggere il nemico. Ma come? Quali sono state le strategie che hanno reso possibile tutto ciò? I meriti si devono quasi interamente alla campagna vaccinale condotta dagli inglesi. Il Fatto Quotidiano, nel loro articolo “Covid, per gli scienziati inglesi Gran Bretagna a un passo dall’immunità di gregge”,offre al riguardo i seguenti dati: “Nel Regno Unito hanno ricevuto almeno una dose di vaccino oltre 31,5 milioni di persone, mentre sono quasi 7 coloro che hanno ricevuto anche la seconda. Sono quasi 4 milioni e 400mila invece le persone che sono state contagiate dal virus e quindi temporaneamente protette. La popolazione totale sfiora i 68 milioni”. Grazie ad essi è possibile rendersi conto che sono stati i vaccini la chiave di volta che ha sbloccato la serratura. Il secondo posto in classifica è stato raggiunto da un lockdown “duro”, così come affermato da Il Giorno nel medesimo articolo,  

Ai primi di gennaio 2021 il premier Boris Johnson annuncia alla nazione che, a fronte di un’impennata dei contagi e dei morti dovuti a fine 2020 proprio a causa della variante inglese, il Regno Unito entra in un lockdown – il terzo dall’inizio della pandemia – tra i più rigidi del vecchio continente. Londra è praticamente deserta, gli uffici della City vuoti, bloccati voli e attività non essenziali. Il piano funziona tanto che uno studio della Ons, l’Istat inglese, ha mostrato che i contagi si stabilizzano a febbraio e marzo. I decessi invece continuato a scendere in particolare fra gli ultra 80enni e 70enni, fra i primi a essere vaccinati e ad aver quindi sviluppato una maggiore immunità.

Vaccini e quarantena sono stati gli assi nella manica della Gran Bretagna. Tuttavia, alcuni potrebbero pensare che anche l’Italia e il resto del mondo hanno messo in atto le stesse misure, eppure i risultati raggiunti sono molto diversi. Perché? Perché l’Italia non è riuscita a raggiungere l’immunità di gregge? Perché gli Stati Uniti, nonostante possiedano ben due tipi di vaccini, hanno ancora una media di 750 morti al giorno (secondo le Statistiche coronavirus in Stati Uniti)?

Partiamo dal caso italiano. Secondo il quotidiano Il Giorno, nell’articolo sopra citato, mentre la Gran Bretagna è riuscita a vaccinare più del 50% della popolazione adulta, l’Italia, fino ad ora, ha vaccinato solo il 40% degli over 80. Non solo i numeri della campagna vaccinale sono molto diversi, ma lo è anche la modalità con cui le dosi sono state somministrate. Come riporta Il Giorno, nel medesimo articolo, in Italia “si è assistito al solito balletto tra categorie pronte a ‘sgomitare’ vantando priorità su altre in nome di chissà quali diritti acquisiti”. È stata quindi data priorità ai più anziani, sottovalutando tutte le altre categorie, che però sono altrettanto a rischio. Inoltre, il lockdown in Italia è stato tutt’altro che ferreo. Infatti, la divisione in zone gialle, arancioni e rosse e il coprifuoco non sembrano essere stati efficaci come la totale chiusura adottata dal Regno Unito. Osservando il caso statunitense, infine, è possibile affermare che non basta possedere un vaccino per sconfiggere il virus, servono anche misure di attuazione efficaci. Questi sono i dati offerti dalla Johns Hopkins University:

Dall’inizio della pandemia in Usa si sono contagiate 32.045.236 persone. Nella classifica degli stati, la California risulta quello più colpito con 3.731.145 casi e 61.445 vittime. A seguire, per quanto riguarda il numero di decessi, New York (51.951), Texas (49.921), Florida (34.812).

Il Nord America è dunque lungi dal vedere una via d’uscita dal Covid-19.

In conclusione, in base ai dati che sono stati analizzati, è possibile definire il Regno Unito come una élite sanitaria. Infatti, l’isola è uno dei pochi paesi al mondo ad aver raggiunto l’immunità di gregge e a essere uscita vittoriosa dalla pandemia da Covid-19, diversamente da altri paesi, come gli Stati Uniti, che sebbene possiedano dei propri vaccini, stanno ancora combattendo duramente contro il virus.

Articolo a cura di Elisa Tanchi

Redazione

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