15 dicembre 2017 - 3:20
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"Capitalismo umanistico" e speranza nel futuro

“Capitalismo umanistico” e speranza nel futuro

Il 30 settembre, al convegno “Crescita vs Crisi”, organizzato dal Ministro Lorenzin, abbiamo avuto la fortuna di conoscere Brunello Cucinelli, alias “Il re del cashmere”, stilista, imprenditore e filantropo italiano.

Figlio di contadini e testimone delle travagliate vicende lavorative del padre, sviluppa il sogno di un contesto lavorativo rispettoso della dignità morale ed economica dell’essere umano.

L’avventura del marchio inizia del 1978, con la creazione di maglioni in cashmere dalle tinte vivaci – una novità assoluta per l’epoca -, che ha decretato il successo della maison.

Successivamente le collezioni si estendono a capi dal sapore casual-chic, dalla pregiata fattura artigianale e dalla foggia senza tempo, come il materiale in cui sono prodotti, e che hanno conquistato gli scaffali dei negozi più lussuosi del mondo.

Ma ciò che distingue Cucinelli dalla maggior parte dei grandi industriali è il suo approccio filantropico al lavoro e alla vita.

Il suo modello aziendale è stato infatti definito “capitalismo umanistico” e prevede che i lavoratori non lavorino oltre le 17.30 e non rispondano alle mail dopo l’orario di lavoro ‘’per non disperdere l’energia creativa’’. Lo stabilimento di produzione è inoltre dotato di aree comuni, una fornitissima biblioteca nella quale poter leggere i grandi pensatori del passato e una mensa dipendenti che viene scambiata dai turisti di passaggio per un ristorante di lusso.

Nella filosofia dell’azienda i dipendenti vengono pagati più della media nazionale ed una parte degli utili viene investita in opere per la comunità quali restauri di chiese ed edifici sul territorio umbro, dove l’azienda ha sede, o la costituzione di una scuola di ‘’arti e mestieri’’, dove si possono apprendere i mestieri artigianali di taglio, cucito e confezione, abilità che vanno altrimenti perdendosi col passare delle generazioni.22251448_10213309937053577_375806776_o

Lo scopo della scuola è dunque quello di riconferire dignità all’artigianato in quanto Arte, mestiere negletto a causa della produzione massificata e disdegnato dai giovani che si apprestano al mondo del lavoro, in favore di professioni che garantiscono un salario maggiore.

Ed è proprio nei giovani che Cucinelli ripone grandi speranze per l’avvenire.

“A voi giovani consiglio’’- ha detto a noi del Globe - “di non lasciarvi influenzare dalla paura che gli adulti vi stanno instillando; voi racchiudete le idee, la capacità di agire, creare e sognare che caratterizzano l’Italia e gli italiani. Ci troviamo alle porte di una nuova era dell’oro, abbiate fiducia nel futuro che vi aspetta, ma non dimenticatevi il passato e abbiate il coraggio di alzare gli occhi al cielo’’.

 

A cura di Giulia Vignani 

 

 

 

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