18 Luglio 2019 - 3:44
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Beni di lusso non richiesti

“Chiediamo che gli assorbenti vengano considerati per quello che sono, beni essenziali, e tassati di conseguenza”, queste le parole usate in rete per convincere i lettori a firmare una delle tante petizioni contro la famosa Tampon tax. L’aliquota pari al 22% imposta sugli assorbenti continua infatti a creare agitazione e sgomento. Sembra inconcepibile che prodotti essenziali per l’igiene intima femminile vengano tassati al pari di un bene di lusso, quasi a voler sottolineare l’evidente mancanza di necessità nell’acquisto di un prodotto del quale una donna non può fare a meno per gran parte della sua vita, e non per sua scelta.

Recentemente la commissione Bilancio della Camera ha bocciato un emendamento che per prodotti alimentari per l’infanzia, pannolini ed assorbenti chiedeva di portare l’aliquota dell’Iva al 5%, sostenendo che le questioni di fiscalità richiedano “un po’ più di tempo”. Questo ha scatenato l’ira di gran parte della popolazione femminile italiana che, indignata, si è riunita attuando campagne e proponendo la firma di petizioni per combattere quella che appare come un’ingiustizia immotivata e priva di fondamento. La richiesta è comune da parte di tutte: “Applicate sui prodotti sanitari femminili (assorbenti, tamponi, coppe e spugne mestruali) l’aliquota IVA minima del 4%, equiparandoli ai prodotti essenziali, come riportato su Change.org, che in due settimane ha già raccolto più di 89mila firme. Il dibattito è vivo anche sui social, tramite i quali le donne non smettono di darsi supporto sottolineando la mancanza di rispetto e di giustizia alla base di questa tassazione.

Il rifiuto di una riduzione dei costi risulta essere un’ulteriore conferma della considerazione superficiale che si ha della figura della donna, in un periodo storico e in una società in cui il corpo femminile viene troppo spesso utilizzato per fini commerciali, esibendone esclusivamente l’aspetto carnale e nascondendo invece quanto di più profondo e autentico si celi sotto quelle che appaiono ad occhi inconsapevoli come semplici fattezze sensuali.

La domanda che a questo punto rimane sospesa è: quanto tempo sarà ancora necessario affinché risulti palese la necessità di garantire la possibilità di prendersi cura del proprio corpo e tutelare quello che da secoli è l’emblema della fertilità e dell’essere donna?

La popolazione femminile è ancora in attesa di una risposta.

A cura di Martina Mancino

Redazione

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