23 Maggio 2019 - 9:54
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AMARO RISVEGLIO

Non ho mai scritto di politica. Non intenzione di farlo, e non è questo il momento più adatto. Non perché di politica non si possa parlare (anche se avrei i miei dubbi), ma per il semplice fatto che non riesco ad essere imparziale. Sarò di parte, anche se di effettiva parte non si può essere, dal momento che non sono una cittadina americana.

Ho sempre “idolatrato” la figura del homo faber, artefice del proprio destino, ed oggi più che mai reputo il popolo americano estremamente responsabile di questo esito, terrificante ma non imprevedibile.

Ne abbiamo sentite tante, sia su di lei che su di lui: “la minestra riscaldata non è mai buona”, “gli alimenti scaduti fanno sicuramente male”, “donna e democratica, accoppiata perfetta”, il parrucchino di Trump, la sua simpatica cera facciale che riportava almeno il mio pensiero ai trapianti di capelli di Silvio. Insomma, chi più ne ha più ne metta.

Sul palcoscenico americano, oggi, trionfa un pagliaccio. I pagliacci fanno paura a tanti bambini, e la mia infantilità oggi è profondamente turbata. Vedo e tocco con mano, a chilometri di distanza, che il Paese dei sogni di ogni adolescente si allontana. Perde credibilità, come un soldato che viene gambizzato: inerme arranca alla ricerca di un appiglio. Vedo il Paese della novità e soprattutto della LIBERTA’ retrocedere, e non in silenzio, anzi, con un gran trambusto, anche fastidioso.

Diamo spazio, o meglio, i cittadini americani danno spazio, al promotore del ridicolo, del populismo (ahimè sottovalutato) e della demagogia, al potere dei soldi e non della cultura economica e politica, al puntare il dito verso le minoranze, a colui che dal primo giorno ha designato l’immagine di un’America statica e vecchia (passatemi il termine) sotto la sua futura possibile presidenza.

Se vi state chiedendo se io sia stata pro Hillary, ebbene sì: così è stato e non me ne vergogno.

Donna e democratica, per me era un’accoppiata forse non perfetta ma quanto meno plausibile. Tutti parlavano di dare fiducia ad un volto nuovo (arancione e in via di decadimento, ricordiamocelo), una persona diversa… mi chiedo allora, forse ingenuamente, quale il timore di dare fiducia ad una persona non troppo nuova, forse non la più onesta del mondo (ma dall’altra parte non vedo note più positive), donna e democratica?

Niente da fare, campagne elettorali quasi inutili…e pensare che Trump batteva Hillary “solo” a colpi di tweet e di milioni in tasca.

Amaro il risveglio, dopo la lunghissima nottata di spoglio. Vorrei sommariamente ricordarvi alcuni punti chiave del progetto politico di Donald, ormai regista effettivo del più grande horror di sempre.

L’ex biondo esordisce nel primo discorso pubblico, a giugno, con una sobrissima affermazione sull’immigrazione:

 «Quando il Messico manda qui la sua gente, non ci sta mandando il meglio. Non mandano te, o te. Stanno mandando persone piene di problemi, e queste persone portano i loro problemi qui da noi. Portano droghe. Portano crimine. Sono stupratori. E alcuni, credo, sono buone persone.»

Un ottimo inizio, buona la prima insomma.
Per non farsi mancare nulla, Trump è riuscito anche a contestare la teoria – scientificamente comprovata – del riscaldamento globale. Per lui infatti quella del climate change è “una str****ta che deve essere fermata, il pianeta sta congelando, le temperature sono ai minimi storici”.

Ah, ovviamente è colpa dei cinesi, dimenticavo.

Continua la sua fantastica presentazione elettorale, con l’innocua imitazione di un giornalista del New York Times affetto da una grave forma di disabilità, l’artrogriposi. Siamo a novembre.

Arrivano i temi più scottanti, vi riporto alcune citazioni:

«Le donne sono oggetti “esteticamente piacevoli”»

«Concedere a vostra moglie beni materiali e eccessiva sicurezza economica è un terribile errore»

Dal momento che la donna è un oggetto, come facciamo noi a scegliere o ad esprimere un’opinione, per di più parlando di aborto.
Ovviamente il finto biondo crede fortemente nel matrimonio tradizionale, così tanto da averne avuti tre.

Inoltre, considerando il fatto che Trump ha affermato di voler annullare tutti (o quasi) i procedimenti esecutivi attuati da Obama nel corso dei suoi mandati, la legge che protegge i lavoratori LGBTQI di aziende federali dal licenziamento basato sulla discriminazione sessuale verrebbe cestinata.

Perla delle perle:
«Se Hillary Clinton non riesce nemmeno a soddisfare il suo uomo, cosa le fa pensare di poter soddisfare l’America?»

Ora meno che mai, vorrei essere una cittadina americana.
Mi piace pensare che quando puntiamo il dito, uno è verso il “nemico” ma tre sono contro di noi che giudichiamo. Rifletteteci.

Vi ricordo che il sito dell’espatrio, soprattutto in Canada, è andato in crash prima che Trump venisse dichiarato effettivamente Presidente.
L’arancione della pelle di Trump non ha niente da invidiare alle plastiche di Silvio, anzi, vanno a braccetto. Mia cara America, ci rivediamo fra quattro anni quando forse qualcosa cambierà. Sono molto diffidente su una possibile riuscita positiva di tale trovata politica. Mi auguro che prima o poi il popolo americano si risvegli dagli anestetici somministratagli da Trump.

Detto ciò, just deal with it.

a cura di Benedetta Barone 

Redazione

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