11 dicembre 2018 - 0:11
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Alan Friedman ospite in LUISS: come si può salvare l’economia italiana ?

Un ospite d’eccezione ha varcato le soglie della LUISS venerdì 13 Aprile: il celeberrimo giornalista e scrittore americano Alan Friedman. La conferenza da lui presieduta costitutiva la conferenza finale per la European Fundings Simulation, una simulazione promossa dall’università, basata sull’europrogettazione, ossia sullo sviluppo e sulla presentazione di un progetto da presentare all’UE per essere finanziato. Tuttavia, Friedman era lì per parlare principalmente del suo nuovo libro “Dieci cose da sapere sull’economia italiana prima che sia troppo tardi” e soprattutto per approfondire la situazione italiana di oggi. Friedman ha vissuto per parecchi anni in Italia, e infatti parla un italiano superlativo, ed ha avuto modo di conoscere e intervistare molti politici italiani; tra i più noti, è stato l’unico ad intervistare Silvio Berlusconi con il documentario My Way. Friedman ha dunque risposto ad alcune domande fondamentali sulla situazione di oggi in Italia.

L’Europa aiuta o danneggia l’Italia ?

Nel mio nuovo libro, in modo alquanto semplicistico, l’Europa viene descritta come un grande bene, però è importante distinguere l’Unione Europea come insieme politico da quello economico. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, vigeva in Europa il desiderio di voler fare tutto il possibile per evitare che le atrocità della guerra accadessero di nuovo: per questo motivo fu creata negli anni ‘50 l’UE. In effetti, quando un insieme di Paesi ha gli stessi obiettivi politici ed economici e decide di collaborare, è difficile che questi paesi si facciano la guerra tra loro. Questa è una lettura positiva dell’Europa, basti guardare per esempio il fatto che ora si può viaggiare da un paese all’altro senza passaporto, ma purtroppo l’UE è anche disfunzionale e sta soffrendo quello che Juncker ha definito una “crisi esistenziale”. La moneta unica è un’idea che ha portato molti benefici all’Europa, ha per esempio ridotto i tassi d’interesse in Italia, ma ha anche creato un divario marcato tra il Nord Europa, più efficiente, e il Sud Europa, più inefficiente e in debito.

Come pensa che si possa migliorare in Italia l’utilizzo dei fondi europei ?

E’ evidente che l’Italia non riesce a sfruttare al meglio i fondi dati dall’Europa, mentre, ad esempio, un paese come la Spagna ci riesce efficientemente. Ma perché ? La risposta che mi viene da considerare la più plausibile non è una mancanza di competenze del governo, ma piuttosto il fatto che l’Italia è un paese molto diviso al suo interno, con grandi disuguaglianze tra Nord e Sud, e ciò comporta una disfunzionalità nello sfruttamento dei fondi.

Secondo lei l’Europa si intromette troppo nell’amministrazione italiana ?

Più che altro io penso che bisognerebbe piuttosto puntare il dito contro i politici italiani, che lasciano che l’Europa si immischi così tanto negli affari nazionali. Perché non è stato fatto ? Perché la classe politica, non solo italiana ma del mondo occidentale in generale, è molto corrotta e al tempo stesso mediocre. Si capisce che mi sto riferendo a Salvini e a Di Maio ?

Un recente sondaggio ha rivelato che il 25% degli italiani ha affermato che nessun politico italiano è in grado di governare il paese. Lei che ne pensa ?

Secondo me il risultato più importante di questo sondaggio è un altro, la risposta che gli italiani hanno dato a quest’altra domanda: preferite un politico molto competente ma poco onesto, o molto onesto ma poco competente ? Il 74% degli italiani ha risposto di preferire un politico molto onesto ma che manca di capacità, e ciò spiega perfettamente la grande popolarità dei 5 Stelle.

Adesso le vorremmo fare qualche domanda più specifica: che ne pensa del reddito di cittadinanza ?

Mi verrebbe da definirlo un “misomen”, un auspicio sbagliato, anzi, un ibrido tra un giusto tentativo di allargare l’assistenza sociale a chi ne ha bisogno e tra un tentativo di allargare la “workforce” in stile Clinton. E’ destinato a fallire perché è stato elaborato da chi non ha competenza in materia.

La flat tax ?

Non ci sono abbastanza parolacce per descriverla: è un danno ed è basata su delle menzogne. Non è vero che Reagan ha attuato una flat tax negli USA e non è vero che è attualmente usata in 40 paesi, solo in Russia e in qualche paese dell’Europa dell’est. La flat tax, come tra l’altro afferma lo stesso Salvini, porterebbe a un buco di 50 miliardi nei conti pubblici italiani. La flat tax è “un imbroglio non fattibile che non accadrà mai”.

L’abolizione della Legge Fornero ?

La Legge Fornero non è sostenibile, basti pensare che le pensioni in Italia sono molto basse, il 70% sono meno di mille euro, ma allo stesso tempo sono le più alte d’Europa, questo perché gli altri paesi riescono a sostenere una situazione economica in cui la gente pensionata sopravvive con poche centinaia di euro al mese. Abolire la Legge Fornero sarebbe una sciocchezza, migliorarla sarebbe piuttosto la strada da prendere.

Secondo lei i fondi europei possono essere utili per limitare la fuga di italiani all’estero ?

Sì certo, possono creare più opportunità di lavoro, ma non basta solo questo, l’Italia stessa deve incentivare la crescita di lavoro nel paese.

Berlusconi ha affermato di aver acconsentito a girare un documentario sulla sua vita solo perché si fida di lei. Lei ricambia questa fiducia ?

Il primo errore di Berlusconi in questa affermazione è proprio quello di fidarsi di un giornalista, non bisogna mai fidarsi di un giornalista. Piuttosto che concentrarci sulla mia fiducia verso di lui, ricordiamoci che Berlusconi ha fatto molti danni all’Italia e ha fregato più volte gli italiani.

Ci sono delle analogie con Trump ?

Sono entrambi narcisisti patologici, ma Berlusconi, a mio avviso, risulta un gentiluomo nei confronti di Trump. Trump ha molti difetti: non riesce a concentrarsi su un tema, si distrae facilmente mentre qualcuno gli parla, ha un’anima nera, cattiva, e soprattutto è un menefreghista senza strategia ed esperienza, gli importa solo di sé stesso. Berlusconi a confronto è molto meglio.

Per concludere, dato che lei ha vissuto in Italia e ci torna spesso, si sente un po’ italiano ?

Io mi sento perfettamente a casa in Italia, però sono americano, anzi, newyorkese fino al midollo. Purtroppo sono “colpevole” di essere un “globalista”, sono felice a contatto con diverse culture e di questo sono molto grato.

A cura di Alberto Miraglia

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