22 ottobre 2018 - 4:21
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Acqua su Marte, la rivoluzionaria scoperta è italiana

“Mars is there, waiting to be reached.”

-Buzz Aldrin

È ufficiale: c’è acqua allo stato liquido su Marte. Che ci fosse stata acqua sul Pianeta Rosso era ormai stato appurato dal lavoro di numerose missioni spaziali passate: sin dal lontano 1972, con le immagini provenienti dal Mariner 9 che mostrarono strane vallate del tutto simili a letti di antichi fiumi, dalle foto del rover Opportunity (che è ancora operativo!) che individuò nel 2004 alcune rocce le cui composizioni chimiche e strutturali erano state cambiate, in passato, dal fluire dell’acqua fino ad arrivare al 2007 con la missione Phoenix Mars Lander che, attraverso analisi del terreno, avrebbe identificato il prezioso liquido insieme ad altre sostanze (queste però ostili alla presenza di forme di vita). Molti planetologi sono propensi a pensare che questi liquidi siano stati lava e diossido di carbonio liquido, ma i dubbi restano. Una ragione per cui non è facile comparare le vallate marziane con quelle attuali terrestri è sicuramente l’età: il tempo cancella lentamente certe caratteristiche. Perciò, smentita, suggerita, affermata a gran voce e poi di nuovo negata, la notizia della presenza attuale e certa dell’acqua allo stato liquido su Marte sembrava ormai lontana dal comparire sulle più importanti riviste scientifiche.

Fino ad oggi.

Il 25 luglio, infatti, è stata scritta una pagina luminosa della storia spaziale, e porta in calce una firma italiana: la pubblicazione Radar evidence of subglacial liquid water on Mars apparsa sulla rivista scientifica Science è opera di un team composto da ricercatori appartenenti a centri di ricerca ed università del belpaese (Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Università degli studi Roma Tre, Università degli studi D’Annunzio, Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e Sapienza Università di Roma) e ha dimostrato per la prima volta che sotto la superficie di Marte c’è un lago di acqua allo stato liquido. Queste sono solo le prime conclusioni delle indagini di studio del radar italiano MARSIS (da Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) a bordo della Mars Express, sonda dell’Agenzia Spaziale Europea in orbita attorno al Pianeta Rosso dal 2003. Il radar fu ideato e proposto dal prof. di Sapienza Università di Roma Giovanni Picardi, prematuramente scomparso nel 2015, e la sua realizzazione fu gestita dall’ASI ed affidata alla Thales Alenia Space – Italia. Per più di dodici anni il radar ha sondato fino a 3-4 km di profondità le calotte polari di Marte in cerca di indizi di liquidi, misurando la riflettività dei materiali (da cui si può risalire alla loro densità), fino a quando a un chilometro e mezzo sotto i ghiacci nella regione di Marte chiamata Planum Australe, nel Polo Sud, si è imbattuto in questo grande lago buio che esiste da molto tempo, ha acqua liquida, presenta sali di sodio, magnesio e calcio ed è protetto dai raggi cosmici: questi, dicono gli autori della ricerca, sono elementi che potrebbero far pensare anche a una nicchia biologica, perché ci sono tutti i requisiti per ospitare la vita. E non solo, “al momento, non ci sono impedimenti all’esistenza di una rete di laghi sotterranei su Marte”, sostiene Elena Pettinelli che, nel Laboratorio di fisica applicata alla Terra e ai pianeti dell’università di Roma Tre, ha analizzato i dati inviati a Terra dal radar MARSIS. Andare però a guardare direttamente sul suolo marziano per il momento è impensabile. “No, fino a quella profondità non possiamo scavare. Non abbiamo proprio i mezzi” afferma Roberto Orosei, il ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica che di MARSIS è responsabile scientifico nonché primo autore della pubblicazione. L’acqua del lago è fredda (–68 °C) ed è tenuta allo stato liquido dalla presenza di sali disciolti e dalla forte pressione del ghiaccio, ma ai poli di Marte la temperatura è ancora più bassa e sfiora i meno novanta gradi centigradi. Se mai l’uomo arriverà sul pianeta, di certo sceglierà una zona più vicina all’equatore e meno inospitale.

Intanto, a marzo la NASA ha già cominciato ad assemblare il prossimo Mars Rover, perfettamente in tempo per il suo viaggio verso il Pianeta Rosso pianificato per il mese di luglio 2020. Sulla sponda della corsa al suolo marziano delle compagnie private, invece, a febbraio la SpaceX di Elon Musk ha effettuato il lancio di prova del Falcon Heavy, il razzo più potente oggi in uso, che ha spedito verso l’orbita marziana nientemeno che una Tesla Roadster color rosso ciliegia con un fantomatico astronauta di nome Starman (in riferimento alla canzone di David Bowie) al posto di guida.

Ed è solo l’inizio.

 

 

 

A cura di Margherita Pucillo

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