27 Novembre 2020 - 18:11
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A Napoli hanno ragione!

In Campania esplode la rivolta. Protesta contro il coprifuoco, alimentata dalla prospettiva, ventilata dal governatore De Luca, di un altro lockdown. E come dare torto ai cittadini di Napoli? La prima è una misura completamente inutile, e la seconda infliggerebbe il colpo di grazia ad un’economia già ferita dalla crisi pandemica. Ma la violenza ha preso il sopravvento.

Napoli in rivolta. La folla si raduna davanti alla sede dell’Università Orientale, in Largo San Giovanni Maggiore: il corteo procede lungo le vie del centro, si scontra con le forze dell’ordine all’incrocio con Via Santa Lucia, sul lungomare; vengono lanciati fumogeni e bombe carta. Scagliati anche petardi contro la sede della Regione Campania, colpita una camionetta dei Carabinieri. Una troupe di SkyTg24 viene aggredita. I manifestanti si scontrano con la polizia, la città si paralizza completamente.

Naturalmente la violenza va sempre condannata, senza se e senza ma: gli atti vandalici, gli incendi, l’aggressione di Paolo Fratter, giornalista di SkyTg24.

La protesta contro De Luca, Presidente della Regione, si è trasformata in guerriglia urbana. Di base però le motivazioni che hanno spinto così tante persone a partecipare alla manifestazione sono piuttosto ragionevoli: il coprifuoco è una misura completamente inutile, mentre un secondo lockdown sarebbe letale per il nostro sistema economico. Ma la violenza ha preso il sopravvento. E così, una protesta che poteva essere socialmente utile, e portare a qualcosa di buono, si è trasformata in una piccola guerra civile ed oggi verrà etichettata da tutto il mondo dell’informazione, e dal potere, come un inutile sfogo di rabbia, un conato di odio, ingiustificato e ingiustificabile. Tutti aggettivi perfettamente compatibili con la deriva violenta della manifestazione di ieri. Ma non con i motivi alla base della protesta. E da oggi, questi saranno due elementi impossibili da scindere. State a vedere. In pratica, chi ha perpetrato quelle violenze, utilizzando mezzi sbagliati, ha soltanto danneggiato se stesso e la propria causa, un fine giusto e perfettamente auspicabile.

Il giornalista Paolo Fratter

De Luca è responsabile di questo caos? Con l’istituzione del coprifuoco e l’evocazione di un nuovo, possibile, lockdown generalizzato il governatore ha scatenato un putiferio: la sua strategia comunicativa, elettoralmente efficace, ha esacerbato tensioni che, già da tempo, logoravano il tessuto sociale di una terra complicata come la Campania. Alla stregua di un buffone, De Luca e i suoi trafiletti comici ci hanno fatto ridere; ma come si è preparata la regione, grazie alla sua amministrazione, a questa prevedibile, e non auspicabile, seconda ondata? Il governatore si è preoccupato di vietare a dirigenti pubblici e medici di parlare con i giornalisti. Poi, probabilmente, ha dedicato il proprio tempo alla preparazione e alla programmazione dei trafiletti, video buffoneschi nei quali troneggia la sua grottesca e stucchevole interpretazione del ruolo di Sceriffo, mentre il plebiscito di settembre lo consacrava come tale. Per chi è al potere, scaricare le proprie responsabilità su chi non ce l’ha, è la soluzione più semplice e al tempo stesso (viste le scorse elezioni regionali) più efficace, da un punto di vista elettorale. Facile introdurre nuove regole, sempre più stringenti, e poi chiedere ai cittadini di rispettarle. Anche corretto, oltre che facile, se vogliamo dirla tutta. Se solo tale operazione di responsabilizzazione fosse accompagnata, parallelamente, da un effettivo e concreto impegno delle istituzioni regionali, volto a supportare la popolazione, e a tutelare la salute dei cittadini. Infatti la Regione Campania era, nel Maggio 2020, l’ultima in Italia per numero di tamponi effettuati. Ed è anche la regione con la maggiore densità demografica. Un ottimo lavoro, insomma.

https://www.google.com/amp/s/www.fanpage.it/attualita/quali-sono-le-regioni-che-hanno-fatto-piu-tamponi-primo-il-veneto-ultima-la-campania/amp/

Il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca

Ma in fondo, meglio istituire il coprifuoco. È più comodo. Del resto, è dopo mezzanotte che si formano gli assembramenti. Mica prima. Certo, è pur vero che la movida di solito non va a letto presto. Gli assembramenti ci sono anche dopo le 24. Ma il problema, e non ci vuole molto a capirlo, riguarda un’altra fascia oraria. Dalle 8 a mezzanotte, diciamo. Istituirlo a quell’ora significa però uccidere un settore, e non possiamo permettercelo. Ne noi come Paese, ne De Luca. Quindi meglio dopo mezzanotte? Un po’ come chiudere le discoteche dopo ferragosto; stupido, ed anche un po’ ipocrita. O le lasci aperte, o non le apri proprio. Nel frattempo, i trasporti pubblici restano il problema principale: più della scuola, più della movida, più dei fantomatici assembramenti dopo mezzanotte. Eppure nessun governatore sembra spenderci qualche parola, o nel caso di De Luca, qualche minuto dei suoi video. Stanziare milioni per acquistare nuovi mezzi, stipulare accordi con compagnie private, organizzare gare. Le soluzioni ci dovrebbero essere, ma è necessario perlomeno valutarle.

Un altro lockdown generalizzato invece, sarebbe una catastrofe, un disastro insopportabile per la nostra economia. A marzo, quando la situazione era molto più grave, le terapie intensive erano completamente sature e i tamponi fatti circa 33.000 (un’inezia, se paragoniamo queste cifre a quelle attuali), chiudere tutto fu una decisione dolorosa, ma piuttosto comprensibile, e anche abbastanza coraggiosa. Del resto, questo è il primo virus nella storia dell’uomo a diventare pandemico. Ma dopo abbiamo avuto mesi per prepararci, per conoscere il nemico, (“conosci il nemico e conoscerai te stesso, Sun Tzu, L’arte della guerra,”) per aumentare posti letto, acquistare macchinari, o più in generale potenziare il nostro sistema sanitario. Il lockdown, che dovrebbe essere l’ultima spiaggia, la soluzione definitiva, rappresenterebbe una sconfitta. Un opzione praticabile, ieri, quando non sapevamo nulla, una disfatta totale, oggi, vista l’evidente prevedibilità di questa seconda ondata, con l’inverno.

Gli estremismi sono un’escoriazione, un’orrenda macchia, sulla pelle del Paese. Se da un lato il negazionismo è una malformazione culturale, una bruttura, dannosa per la nazione, in virtù del fatto che deresponsabilizza l’individuo, l’allarmismo è altrettanto problematico, visto che alimenta le paure della gente, e di conseguenze, genera caos, dal quale poi scaturisce malumore sociale. La situazione attuale non è paragonabile a quella di marzo, come abbiamo già ribadito: oggi i positivi in Italia sono circa 90.000, di cui 5000 ricoverati, circa il 6%. A marzo si sfiorava il 25%. E a livello globale (sto citando dati riportati nel corso di un’intervista rilasciata da Giorgio Palù, fondatore della Societa Italiana di Virologia e presidente di quella Europea), ci sono circa un milione e cento di defunti. Un dato che potrebbe spaventare, ma è opportuno ricordarsi che questo è il primo virus della storia a diventare pandemico: si è sviluppato in un piccolo quartiere di Wuhan ed è arrivato a Wellington, in Neo Zelanda. I deceduti sono circa il 2,8% dei positivi, sempre su scala mondiale. Con questo non intendo mettere in discussione la validità di alcune norme, progettate per contenere la diffusione del virus, come quelle poste in essere dai DPCM confezionati dal governo. Bisogna stare attenti; soggetti deboli come anziani, immunodepressi, o chiunque abbia patologie pregresse, sono comunque a rischio e per proteggerli è necessario rinunciare a quote di libertà. Ma un altro lockdown, oltre a causare danni incalcolabili in termini economici, distruggerebbe il tessuto sociale del Paese. E non possiamo permettercelo.

Giorgio Palù e la sua intervista: https://fb.watch/1hJNKiRi1e/

Oggi De Luca pubblicherà sicuramente un video in cui si scaglierà contro i manifestanti, definendoli “imbecilli” e “irresponsabili.” Un giudizio condivisibile. Ma non a causa del motivo che li ha spinti a manifestare, o per il fatto stesso di aver manifestato. Per colpa del modo, in cui hanno manifestato. A Napoli hanno ragione, dico io. Ma si sono espressi male. Molto male. Pensa che imbecilli!

Articolo a cura di Michelangelo Mecchia

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