16 Gennaio 2021 - 15:08
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Se una mattina d’inverno un panettiere

Sono le cinque di mattina di una gelida mattina di dicembre. Oggi non c’è storia: alzarsi è un’impresa. La mia consolazione è questo silenzio ovattato, questa calma surreale mattutina; questa alba limpida, di un rosa chiaro e sfumato. Il sole è ancora timido, non ancora consapevole del suo calore, dei suoi raggi caldi e luminosi. Lo saluto con un “buongiorno”. Poi metto le mani in pasta. Nella mia pasta. Prendo la farina e ne sento la consistenza liscia e compatta. Aggiungo l’acqua: la sua spiazzante freddezza sveglia le mie mani ancora intorpidite. Comincio. Tocco l’impasto: è informe e filante. Lo tocco ancora e ancora, non mi stacco mai da lui. Avanti, dietro. Avanti, indietro. Continuo ad impastare con un movimento deciso e costante finché non prende forma: la forma che le mie mani gli hanno dato, con pazienza, movimento dopo movimento. L’impasto è ora compatto, soffice, di una morbidezza quasi commuovente.

Un leggero strato di farina lo ricopre tutt’intorno. Prendo l’impasto, lo tocco di nuovo. Farlo mi ricorda chi sono, dove mi trovo. Ed è bello essere qui.

A cura di Marianna Marzano

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